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Si scappa per paura, per viltà o per punizione. Si ritorna per coraggio, malinconia o per restituire qualcosa che si era perso”.

Si scappa per paura…

accade quando ciò che ci arriva incontro è troppo forte, o troppo veloce nei tempi, o ci sembra troppo in termini di quantità, ad ogni modo temiamo di non essere in grado di starci, per cui il nostro sistema nervoso va in allarme e scappiamo. Poiché spesso non ne siamo consapevoli, ci attacchiamo a inezie, a presunti difetti dell’altro, a briciole di non senso pur di avere una scusa per scappare che non implichi ammettere che abbiamo paura, a volte è troppo doloroso ammetterlo, ci fa sentire piccoli, insicuri e incapaci… spulciamo alla ricerca di ciò che manca oscurando così tutto il buono che c’è, è uno dei giochi preferiti della mente egoica, farci trovare motivazioni sensate per scappare spostando l’asticella dei bisogni più in alto per sabotare il nostro presente

 

 

La sensazione di fondo è di avere fame, una fame di contatto, di attenzione, di considerazione, una fame che non è fisica, ma che a volte può persino diventarlo per quella trasposizione che la mente è capace di fare sul corpo.

Il fatto è che bisogna tornare indietro nel tempo, non so dire esattamente a quale età, i terapeuti dicono che le ferite che un essere umano sviluppa si giocano tutte entro i 3 anni, dopo di che tutto è già una ripetizione. Tornare indietro a quando, bambini, avevamo il desiderio profondo di essere visti, considerati e più ancora, di essere contattati con amore e, per qualche motivo, questo non è accaduto o è accaduto troppo poco.

Siamo complesse… gli uomini lo confondono con complicate, così ci definiscono spesso… ma complesse e complicate sono due cose diverse… siamo complesse perché non potrebbe essere altrimenti, le nostre connessioni neuronali, le connessioni tra i nostri due emisferi sono tantissime, è una questione strutturale (http://www.igorvitale.org/2017/04/26/12474/)… e così pensiamo a mille cose insieme, facciamo continui collegamenti, ci ricordiamo tutto… ma abbiamo anche intuizioni che gli uomini non hanno… l’intuito femminile! sentiamo sottilmente ciò che accade spesso prima che accada, sappiamo prima che venga detto o anche quando non viene detto…

Parliamo… parliamo un sacco, amiamo parlare, raccontarci, chiacchierare, a volte facciamo un tale ciccaleccio che ricordo un giorno il marito di una mia amica entrò in cucina, dove stavamo chiacchierando in tre, si fermò, ci guardò, e noi “beh! che c’è?”… e lui “ma c’è qualcuna che ascolta?”… ahahaha!!! in meno di un secondo eravamo di nuovo a chiacchierare e lui fuori dalla cucina…

Cosa vuole una donna?

Poter essere donna

Mentre sul palco dell’Arena del Sole di Bologna la compagnia di Pippo Delbono metteva in scena con lo spettacolo "La Gioia" (nella foto la scena finale) il disagio interiore, la follia, la disperazione, l’angoscia, il dolore, attraverso attori che in prima persona ne hanno fatto esperienza… ho lasciato risuonare più volte la domanda, che Delbono stesso in scena continuava a ripetersi:

Dov’è la gioia?

 La donna errante procede alla ricerca della terra della libertà. “Come ci arriverò?”

La ragione risponde: “La strada è una. E una soltanto. Lungo gli argini della fatica, attraverso le acque della sofferenza, non ce n’è altra”.

Tra poco meno di una settimana si va alle urne e, come forse molti, la voglia di votare non la sento, per tanti motivi, ma questo è così già da anni.

Ieri sera mi trovo a guardare il film “Suffragette” che nel 2015 ha portato sul grande schermo il movimento di emancipazione femminile per ottenere il diritto al voto per le donne (dalla parola "suffragio" nel suo significato di "voto"). In seguito la parola "suffragetta" ha finito per indicare, in senso lato, la donna che lotta o si adopera per ottenere il riconoscimento della piena dignità delle donne, coincidendo in parte quindi con il termine femminista.

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