Non ho smesso di pensarti,

vorrei tanto dirtelo.

Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,

che mi manchi  e che ti penso.

Ma non ti cerco.

Non ti scrivo neppure ciao.

Non so come stai.

E mi manca saperlo”.

Oggi mi è capitata sotto agli occhi questa poesia di Charles Bukowski ....

Ho pensato ad una storia finita male tra due innamorati, ad un’amicizia importante che si è spezzata, a un genitore e ad un figlio che non si parlano più… ho pensato in ogni modo all’Amore e alla sua mancanza,..  

Hai progetti?

Hai sorriso oggi?

Cos’hai sognato?

Esci?

Dove vai?

Hai dei sogni?

Hai mangiato?”.

Voglia di sapere, voglia di esserci ancora, voglia di condividere… silenzio… silenzio dei gesti… silenzio delle parole… Un telefono muto… Un foglio bianco non spedito…

“Mi piacerebbe riuscire a cercarti .

Ma non ne ho la forza.

E neanche tu ne hai.

Ed allora restiamo ad aspettarci invano”.

Senso di colpa per aver ferito qualcuno al punto da pensare di non meritare una seconda possibilità? Saggezza nel non voler complicare la vita altrui? Paura di essere rifiutati? Paura di soffrire?

E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.  E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse. Ed io ti penso ma non ti cerco”.

C’è qualcosa di dolce e misterioso in questa poesia. Qualcosa di tenero, sembra quasi di poter vedere la mano del poeta che non si avvicina al telefono, al foglio... per timore di rompere un qualche equilibrio...

E’ quel “mi manca saperlo”, quel “Hai mangiato?”, quel “Hai sorriso?”… è quel preoccuparsi dell’altro…  quel voler essere parte del suo quotidiano, che mi ha intenerito.

Mi sono immaginata da entrambe le parti, mi sono immaginata nella mancanza, perché a tutti è capitato di sentirsi nella mancanza… che cosa farei?

E tu che cosa faresti?

... non ho potuto fare a meno di pensare alle occasioni mancate …

Ho provato allora a immaginare la mano del poeta prendere su il telefono e tra timore e titubanza: "sono io…"

Ho provato a immaginarlo mettersi il cappotto, uscire di casa, attraversare di notte strade buie e bussare alla sua porta…

Ho provato a immaginarlo davanti alla cassetta delle lettere, come facevamo una volta, quando controllavamo di aver scritto per bene l'indirizzo e con gioia facevamo scivolare la lettera nella fessura…

E, non so a voi, ma questa immagine mi da calore… per quel senso di bisogno ascoltato e concretizzato.

Lo scorso weekend un maestro mi ha ricordato “quando dai troppa importanza a qualcosa si attivano le paure e sono tutte legate ai risultati”.

Ci sono solo tre cose che mi chiederei prima di “alzare la cornetta”, “scrivere un messaggio”, “bussare a una porta”…

… sono connesso a una motivazione autentica? La mancanza dell’altro da dove parte? E’ dal cuore? 

... sono disposto a espormi? A dire sinceramente ciò che sento? A rendermi visibile e quindi vulnerabile?

… sono disposto a stare con quel che accade?... una porta che si apre, una porta sbattuta in faccia… due braccia che si lanciano al collo, due braccia conserte… un sorriso che si allarga, un volto che si incupisce… un “mi sei mancato anche tu”, un “non so da che parte ricominciare?”...

Se sono disposto… beh… allora vai...

Agire è prenderci dei rischi… i rischi sono parte della vita…

… pesa di più un non detto con l’incognita che per sempre si porterà con sè o un eventuale no che però ci consente di misurarci con le nostre risorse interiori e di seguire nuove strade con la certezza di aver fatto tutto il possibile?

Quando non onoriamo ciò che sentiamo... manchiamo la vita!

Commenti  

#2 Super User 2017-06-20 23:08
Ciao Pier Paolo non conosco il titolo originale, quello in italiano della poesia è Non ho smesso di pensarti.
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#1 Super User 2017-06-20 23:05
Sono d'accordo con te Lorenzo. Solo dalla verità poi si riparte, qualsiasi essa sia. Un caro saluto a te
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