Questa volta voglio partire dagli uomini. E questa volta voglio mettermi nei loro panni. Forse perché “sono” anche sociologa, forse perché insegnando tango ho continuamente a che fare con il rapporto uomo-donna…

Ieri un uomo mi raccontava questo aneddoto, mentre stava prendendo la mia giacca dall’attaccapanni e mi stava aiutando a rimetterla, un gesto che è così raro da lasciarmi piacevolmente stupita. Mentre lo ringraziavo, mi dice: “qualche giorno fa ero davanti a un negozio e ho fatto il gesto di aprire la porta e lasciar passare una donna, lei mi ha guardato e mi ha detto Guarda che noi due siamo uguali, e col sorriso le ho risposto Saremo uguali, ma facciamo parte di due mondi completamente diversi”. L’ho guardato stupita e lui ha proseguito “per me è normale aprire una porta e lasciar passare una donna, o aprirle la portiera della macchina, …”.

E’ lì che mi sono chiesta, pensando alle donne, “che cosa stiamo facendo? Come ci stiamo ponendo verso gli uomini?”.

 

Oggi queste attenzioni sono davvero rare. Sono gli uomini che sono diventati meno galanti e attenti? O sono le donne che conquistando la libertà hanno loro fatto sentire questi gesti come fossero inutili? Davvero una porta aperta, un lasciarci passare per prime, un aiutarci a indossare un cappotto, ci crea la sensazione che un uomo voglia mostrarsi superiore a noi? Esiste ancora per noi la galanteria?  Un uomo che ti scosta la sedia al ristorante per aiutarti a sedere comoda. Un uomo che ti cede il posto a sedere in autobus. Un uomo che dopo averti riaccompagnata a casa in macchina attende di vederti entrare dal portone.

Nella nostra società di oggi dove le donne, senza mezzi termini, si vanno a prendere quello che vogliono, dove il tempo del conoscersi e del lasciarci conquistare è pressoché azzerato perché partiamo in quinta noi alla conquista degli uomini che ci interessano… cosa resta di tutto questo mondo fatto di gesti delicati, di piccole galanterie… ci sentiamo forse meno forti accettandoli? Ci ricordano i tempi in cui la donna era sottomessa all’uomo? O forse siamo noi che associamo erroneamente il trattare bene una donna con una disparità relazionale.

Quando sento dire “alle donne piacciono gli stronzi” veramente mi viene da ridere… a chi, davvero, può piacere qualcuno che non ti vede, non ti considera, ti da brandelli del suo tempo e che, della meraviglia di donna che sei, nemmeno se ne accorge?

Forse, piuttosto, abbiamo perso il contatto con la bellezza che ci abita in quanto donne e con il diritto che abbiamo di essere trattate bene, di essere tenute nella dovuta considerazione, ed è questo, unito alla nostra storia personale, che ci fa accettare situazioni malsane.

“Allora, un uomo galante davvero ci da così fastidio? Un uomo attento?”.

E’ ovvio che non si riduce tutto ad una porta, ad un passare per prime, questi voglio considerarli solo piccoli gesti per esprimere attenzione. E’ ovvio che l’esteriorità dei gesti necessita di una coerenza interiore di atteggiamento.

La nostra ricerca di libertà è stata una grande conquista, e io non la metto in discussione. Io stessa sono una donna indipendente, e amo la mia libertà… ma stiamo completamente perdendo il senso, in questa società, di ciò che è insito nella natura umana, e questo il tango me lo insegna ogni giorno.

L’uomo nasce uomo e ha caratteristiche che la donna non ha, e viceversa. Scimmiottare il sesso contrario a cosa ci serve?

Vedo continuamente, nel mio lavoro, donne che faticano a lasciare la guida all’uomo, tendono a controllare, comandare, si sentono frustrate perché non possono guidare e uomini che finiscono per sentirsi insicuri e impacciati, non all’altezza.

E’ questo che noi donne abbiamo conquistato? Controllo? A noi serve questo? E soprattutto ci basta questo per essere felici?

Quando sento rispondere, mentre si balla tango: “ma lui non mi guida, e allora devo fare io”. NO! NO! NO! Se lui non ti guida, se lui non riesce a connettersi al suo maschile… tu non devi prendere il suo posto e perdere il tuo femminile… perché salta tutto, non funziona più niente nella relazione, nel tango proprio non è possibile, non da scampo. O si impara a stare nel proprio ruolo oppure è una “guerra” alla ricerca di un equilibrio rovesciato che non esiste.

La morbidezza (basta guardare il corpo della donna rispetto a quello dell’uomo, noi abbiamo curve, siamo morbide), la capacità di attendere che la donna ha insita in sé (attendiamo 9 mesi per fare un bambino!), la sua sensibilità (che permette a una donna di sentire cosa accade a un figlio anche a distanza), l’Amore incondizionato e la fiducia nella vita (che è la radice per cui accogliamo nel corpo il mistero della vita che si incarna e nel dolore di un travaglio le permettiamo di entrare nel mondo)…  sono qualità del femminile… e NOI QUESTE QUALITA’ DOBBIAMO TENERCELE STRETTE.

Abbracciare il nostro femminile significa semplicemente smetterla di voler controllare tutto, che è diverso da guidare. Anche noi abbiamo bisogno di guidare, di progettare, di fare, di scegliere e dare una direzione, di esprimere la nostra forza… ma non controllando, pretendendo, facendo al posto dell’altro, come fossimo dei gladiatori… ogni tanto POSSIAMO POSARCI, possiamo RIPOSARCI… possiamo lasciar fare all’altro, lasciarci andare, mollare la presa e imparare a ri-fidarci della capacità degli uomini di essere alla guida.

Un uomo che davvero sa guidare è tutt’altro che il tipo “non devo chiedere mai”, è chiaro, è protettivo, è sicuro di sé, è in ascolto lui stesso di noi, è presente… c’è! Il resto non sono uomini, sono bambini mascherati da uomini.

Quando nel tango, come nella vita, una donna si rende morbida, molla il controllo, si lascia portare, non vuole essere al posto dell’uomo, è lì che si apre la possibilità per l’uomo di riprendersi il suo ruolo. Che poi lo faccia o meno non ci deve importare, non deve essere la discriminante per scegliere di essere DONNE.

Una donna consapevole è un magnete, ha la morbidezza del femminile, integrata alla forza del suo maschile interiore. Essere donna non è più rendersi “servile”, rinunciare, o peggio ancora, come accadeva un tempo sottomettersi e non avere voce in capitolo. Lasciare il timone all’uomo non significa avere un ruolo di minor importanza. Lasciarci aprire una porta, lasciarci passare per prime, sono solo gesti di delicatezza, di galanteria…

E magari gli uomini potrebbero stupirci…

Chissà che lasciandoli fare non si accorgano di quelle qualità che hanno dentro di sé, legate al loro maschile, qualità che si perdono nella notte dei tempi e che la nostra “pressione” di controllo e il nostro tacito farli sentire inadeguati, forse non li aiuta a ritrovare.

Se è vero che ciascuno è responsabile di sé, è pur vero che quando ci mettiamo al posto dell’altro l’altro non ha più spazio… è partendo da noi stessi che cambiamo il nostro mondo e non viceversa.

Con amore!

Commenti  

#2 Super User 2017-03-23 13:02
Grazie a te Elisa, che sai cogliere!
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#1 Super User 2017-02-25 10:01
Grazie a te Nicola!
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