Un tempo restare era la sola possibilità, oggi restare è la scelta più ardua nelle relazioni.

In Giappone quando un oggetto di valore si rompe lo si ripara con oro liquido. Laddove si è rotto un’antica tecnica, il Kintsugi, permette di mostrare le fratture d’oro, invece di nasconderle. Le ferite d’oro sono esibite come un pregio. Sono il segno della rinascita. L’idea di fondo è che dall'imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore.

“Nella filosofia occidentale tendiamo invece a nascondere le nostre ferite, il nostro dolore, per non riviverlo, per dimenticare. Consideriamo le cicatrici come un qualcosa da eliminare o da occultare. Qualcosa di disarmonico che rovina la figura, che non va mostrato e valorizzato. Un punto debole, invece che un punto di forza. Ci mostriamo forti, inscalfibili, ci descriviamo come guerrieri, così saldi e statuari dentro le nostre grandi, luccicanti e sfarzose armature, senza ferite di guerra ma con tanti trofei. Trofei? E se questi trofei non fossero quelli ammassati sopra una libreria? Se fossero al di sotto delle armature? Se fosse altro di noi a dover scintillare?” (http://liberodipensarci.blogspot.it/2014/09/kintsugi.html) 

Quando qualcosa si rompe noi, nove volte su dieci, lo buttiamo e lo ricompriamo nuovo.

E quando anche solo abbiamo la sensazione che qualcosa s’incrini o non funzioni più come prima lo buttiamo e cerchiamo qualcosa di migliore.

Non sappiamo più aspettare, fatichiamo a riparare e soprattutto non sappiamo più… restare.

Le relazioni sono diventate come un supermercato dove tra le mille opzioni cerchiamo sempre di più e di meglio e delle fratture e ferite non ci occupiamo, quasi mai, non vogliamo nemmeno vederle perché ci danno fastidio.

Cambiamo persone, cambiamo situazioni, cambiamo oggetti con la stessa rapidità con la quale ogni giorno la maggior parte di noi annaspa nel quotidiano correndo dietro quello che ci sembra importante e dimenticandoci di restare… restare nel silenzio, restare nello sguardo di chi abbiamo accanto, restare in un abbraccio, restare dentro le parole, restare in un incontro… io non ho tempo… non avere tempo è un’illusione con la quale copriamo altro.

Quando… la possibilità, l’opportunità di scegliere… si è trasformata in fuga da noi stessi?

Ricordo una persona, un giorno, mi disse “Che cosa hanno in comune tutte le persone con le quali sei stata?”

Io pensavo ai tratti caratteriali simili, alle assonanze, ma non trovavo una risposta adeguata.

Proseguì: “hanno in comune… te”.

La mente spesso crea un gioco sottile e poco consapevole per il quale l’esterno è la causa e la necessità diventa trovare un esterno da noi nuovo, migliore, più corrispondente, più risonante… così facendo scorrono gli anni, a volte una vita e rimane quella sensazione di non aver trovato… la persona giusta, il lavoro giusto… "Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia già dentro di noi" (C. De Gregorio).

E’ come se non fossimo mai sazi, mai paghi… è necessario avere sempre di più e di meglio

Ogni persona che incontriamo è quella giusta nell’esatto momento in cui arriva e ci appare sbagliata nell’esatto momento in cui esce di scena… è la mente a creare questo gioco… giusto, sbagliato

Abbiamo bisogno, io credo… di imparare a restare.

Avere fiducia in noi e nella nostra capacità di ricomporre, di valorizzare le fratture e le ferite.

Avere fiducia nel tempo che da sé ricompone prospettive nuove che l’urgenza non ci permette di notare.

Avere fiducia negli incontri, soprattutto in quelli più sfidanti perché la sensazione di essere al sicuro non si accompagna all’evoluzione, se non per l’istante in cui stai iniziando un nuovo passo… ma dopo è incertezza perché non sai dove ti porta…

La velocità ci fa perdere di vista noi stessi e ciò che abbiamo.

L’urgenza di avere di meglio ci fa perdere di vista ciò che è già lì per noi.

La tecnica che salda i pezzi, negli esseri umani, si chiama amore” (Concita De Gergorio – Mi sa che fuori è primavera).

Amare è restare soprattutto quando è più difficile, è non andarsene da se stessi quando qualcosa dentro urla, piange, teme… è illuminare gli spazi d’ombra che emergono dentro e per far questo non esiste altra possibilità se non rallentare, fermarsi e restare.

Quando riesci a fare questo con te stesso, a rivestire di oro le tue crepe, soprattutto quelle più profonde che nemmeno vorresti più avere davanti agli occhi, allora puoi provare ad amare un altro essere umano e avrai per lui la stessa delicatezza che conosci perché l’hai avuta per te stesso.

Le ferite dorate rendono più pregiato un essere umano, se solo ci dessimo l’opportunità di farne l’esperienza.

La relazione è il solo spazio nel quale possiamo riparare e guarire” mi ha detto pochi giorni fa una persona a me cara. Perché è uno spazio che per forza di cose ci mette di fronte a noi stessi, non solo al nostro potenziale, ma anche e soprattutto ai nostri limiti, alle nostre paure, alle nostre piccole grandi miserie umane… perché le vediamo riflesse negli occhi dell’altro che ce le rimanda, e in questa opportunità, lì… e solo lì… possiamo scegliere, non prima quando da soli possiamo raccontarci qualsiasi cosa, non dopo quando è troppo tardi…

possiamo scegliere quando ci vediamo riflessi negli occhi dell’altro…

scegliere se girarci e andarcene vanificando l’opportunità che l’altro ci sta offrendo…

oppure scegliere di guardarci, di restare e di darsi il tempo necessario per sentirsi, comprendersi e imparare a rivestire d’oro le parti di noi che si sono incrinate, rotte nel tempo

“Quanto mi piacerebbe se allora, invece di nascondere ciò che ci ha ferito, lo valorizzassimo, come quei vasi di ceramica con tessiture d'oro che i giapponesi riparano con tanto amore e dedizione; se mostrassimo ciò che la vita, a volte ingiusta, ci ha posto davanti, e come l'abbiamo saputo affrontare. Saremo allora dei grandi guerrieri, con grandi, luccicanti e sfarzose armature, e con grandi, luccicanti e sfarzose ferite d'oro, che proteggono di più di qualsiasi corazza” (http://liberodipensarci.blogspot.it/2014/09/kintsugi.html).

 

 

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