Perché, dopo il primo impatto, ci avevamo preso gusto…

Adesso le confido chi sono. Adesso cerco di scoprire chi è. Adesso uso parole nuove.

Adesso lo tocco come non ho mai toccato nessuno… Adesso sono nuovo, sono nuova.

Adesso magari cambio… (C. Gamberale – Adesso)

Inizia così, di solito… con un senso di frastornamento, la sensazione di non sapere più bene chi sei, un senso di vertigine interiore, una sottile eccitazione che non ti lascia mai… Ti dimentichi le cose, il cuore ricomincia a correre più veloce, i desideri sopiti riemergono, i sogni prendono il largo… tutto, improvvisamente, sembra di nuovo possibile, tocca di nuovo a noi… ma… “essere innamorata di lui la fa sentire indifesa” e allora rispuntano da qualche angolo ben nascosto dentro di noi…

 … ci siamo anche noi!”

“Scusate è che mi sto innamorando, ho la testa appannata, il corpo che era pieno di sabbia ora s’è riempito di sé e il rosso buffone è tutto sparigliato: non vi sento!”

“Ma come no?”

“Alzate la voce! Chi siete?”

“Siamo la tua infinita adolescenza, le tue vertigini, il vuoto, i vizi del tuo pensiero, tua madre, tuo padre, gli alibi, i soliti schemi, siamo i tuoi attaccamenti perversi: vuoi davvero fare a meno di noi? Se ci hai fatto comandare per tanto tempo un motivo ci sarà no? E lo sai, qual è il motivo? Il motivo è che noi siamo te. Tu sei noi”.

E noi finiamo per crederci…

Quando l’amore bussa alla nostra porta non siamo mai pronti, anche se lo volevamo, anche se lo desideravamo… perché non possiamo sapere cosa ci aspetta. Così accade che proprio mentre sei lì, innamorato, innamorata… proprio perché sei lì, innamorato, innamorata, quelle voci tornano a bussare e più intenso è ciò che provi per l’altro più sembrano bussare forte

Non ce l’aspettavamo… da questo adesso… che fosse così debole da farci sentire ancora quelle voci… Ma invece è proprio perché adesso è adesso, perché adesso è forte, che di quelle voci non può fare a meno… e allora comincia a giocare pesante: e lo straordinario uomo, la favolosa donna che fino a un istante prima tirava fuori la parte migliore di noi, quella nuova, ci pare all’improvviso un mostro, ci pare una serpe. Perché tira fuori la parte migliore di noi. Quella nuova”.

E allora iniziamo a fare di tutto pur di non sentire anche il fastidio che l’altro ci solleva dentro e che, ci diciamo, non ha niente a che fare con noi, ma invece è proprio perché ha a che fare con noi che ci urta così tanto. L’altro ci riguarda, sempre. L’altro non ci ricorda solamente quanto amore abbiamo da dare… ma anche ciò da cui scappiamo, ciò che temiamo, il punto in cui già vorremmo essere ma ancora facciamo fatica a stare. L’altro ci ricorda i desideri e i sogni che avevamo nascosto in qualche angolo di noi fino a dimenticarcene solo perché temiamo di non avere abbastanza coraggio per realizzarli. L’altro ci ricorda che non è tutto lì ciò che crediamo di essere… ci ricorda che c’è altro dentro di noi da abbracciare, da realizzare…

… e questo altro è spesso riflesso in alcuni dei suoi gesti, delle sue parole, del suo modo di portarsi nel mondo, nella sua modalità di vivere, di essere… l’altro ci ricorda parti di noi che avevamo dimenticato, nodi irrisolti... Ed è lì, tutto lì, davanti a noi, e basterebbe dirgli SI’…

ma il punto è… che ho paura! Paura del tanto, paura dello sconosciuto, paura della felicità, paura del frastornamento, paura di perdere il controllo, le misure, i confini… paura di essere altro da noi, nuovi anche a noi stessi… Chi più ci sfida interiormente più ci riguarda…  

Che fare allora?

 “Difendersi… bisogna difendersi”… Ripensiamo all’ex che abbiamo già lasciato più volte però, cavolo, era così rassicurante, anche se è proprio quel “tutto uguale” il motivo che ci aveva allontanati… scriviamo al tizio o alla tipa conosciuti alla festa di quell’amico, o chissà dove, ma magari è più interessante di quanto pensavamo… ripensiamo alla nostra vita da single, a quella libertà smisurata, che prima ci pareva vuoto ma ora ci sembra aria… manipoliamo la nostra percezione del passato o vagheggiare un nuovo futuro migliore…

No, dai, facciamo di meglio… facciamogli vedere chi eravamo, prima del loro arrivo… dimostriamo finalmente chi siamo e chi saremo sempre: sei contenta, così, infinita adolescenza mia? Siete contenti, vertigini e vuoto? Vizi del pensiero, mamma, papà, alibi, soliti schemi, va bene così? Paure, io non vi mollo.

Ma voi non mollate me.

Tenetemi per mano.

Sennò qui finisce che cado.

E cosa succede, se cadi?

Succede che magari cambio”.

I se, i ma, le supposizioni, la messa in discussione, le domande, i dubbi sull’altro pur di non sentire più quella fastidiosa richiesta interiore di superare le nostre paure e di cambiare… si lascia spazio a tutto pur di non sentirci vulnerabili e indifesi.

E mi invento il fatto che mi sembra impossibile… me la invento questa smania assassina di fuggire sempre, sempre, non importa di preciso dove, l’importante è che sia lontano, lontanissimo da quello che mi è più vicino…Me li invento tutti i motivi per cui tu, io e di conseguenza noi siamo fragili…”.

Vi auguro di imparare a restare, di non sabotare le occasioni incredibili che la vita ci da per cambiare e che hanno spesso i volti di chi ci innamoriamo, vi auguro di permettervi quanto di più difficile ci sia da realizzare insieme ad un altro essere umano: essere autentici con tutto quel che siete… “altrimenti saremo condannati a restare in contatto solo con quello che riusciamo a gestire: cioè con nulla che abbia anche solo vagamente a che fare con l’amore

c’è un momento in cui rimanere mentre c’è,

senza fuggire…

ma bisogna lasciargli libero il passaggio…

solo così potrà arrivare dove deve…

 

Le parti in corsivo sono tratte dal libro “Adesso” di Chiara Gamberale, scrittrice che stimo molto!

 

 

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