Mentre ballavo tango in milonga due sere fa ho osservato come le persone entrano nell’abbraccio del ballo e come ne escono. Ci sono persone che entrano ed escono lentamente dall’incontro con l’altro, con cura e attenzione, si danno un tempo per farlo. Altre no, altre ci si buttano subito dentro e immediatamente iniziano a ballare e con la stessa rapidità sciolgono l’abbraccio appena la musica termina.

Ricordo anni fa durante un seminario al quale partecipai sul maschile e femminile che in un esercizio bisognava camminare per la stanza, incontrare qualcuno, prendersi per mano e nel momento di lasciare le mani per proseguire oltre, era importante ringraziarsi per il tempo trascorso insieme e solo dopo staccarsi e proseguire per la propria strada.

Tempo fa ho compreso la differenza che passa tra il lasciare qualcuno e l’abbandonarlo. Non ci avevo mai pensato e non mi ero mai soffermata a rifletterci. Iniziai a capire la differenza quando, al momento di lasciare una persona con cui stavo, un mio insegnante mi disse “è importante che non si senta abbandonato!”.

Mi chiesi come fosse possibile lasciare qualcuno, senza che si sentisse abbandonato e come fosse possibile portare rispetto all’altro mentre stai facendo qualcosa che lui non vorrebbe e che sai che lo farà soffrire.

Allora mi sono guardata indietro, ho osservato il mio passato, e ho guardato al modo in cui ero uscita dalle storie, sia quando le ho volute terminare io, sia quando l’hanno voluto gli altri… e ho compreso la differenza tra lasciare l’altro e scappare dall’altro.

C’erano infatti situazioni nelle quali mi accorsi che non avevo veramente scelto di lasciare, ma ero scappata. E’ molto difficile notare le proprie fughe. E ancora più difficile ammetterle. E’ più semplice trovare una giustificazione legata al modo in cui qualcosa non sta funzionando, o al fatto che l’altra persona non è come vorremmo o non fa ciò che vorremmo. Ci ho messo anni a vedere le mie fughe e ammetterle è stato inizialmente doloroso. E’ quando scappi dall’altro, che l’altro si sente più facilmente abbandonato. Le fughe hanno tutte un comune denominatore, la repentinità, la velocità. Quando scappi non ti dai e non dai all’altro, e quindi alla coppia, il tempo di stare insieme nella fine, nel distacco, un tempo che invece è necessario.

Quando balli tango c’è molta differenza se al momento di sciogliere l’abbraccio ti concedi e concedi all’altro qualche secondo per respirare insieme sulle note che pian piano svaniscono, qualche secondo per rallentare i movimenti e sentirne insieme la fine, qualche secondo per sentire le mani che lentamente si staccano e ognuno che ritorna nel suo spazio.

La cura e la premura che mettiamo nel chiudere una relazione parla molto della nostra sensibilità, racconta della nostra capacità di stare con una situazione scomoda, con il dolore dell’altro, con la nostra eventuale incapacità di restare, persino di amare. Non sempre si lascia perché non si ama, a volte si lascia proprio per paura che sia amore. Ho conosciuto tante persone spaventate dall’intimità e profondità relazionale.

Il tempo del distacco è un tempo necessario e prezioso, è un tempo che richiede uno spazio fisico e uno spazio temporale e lo stare insieme dentro ciò che sta accadendo.

Questo restituisce valore a noi e all’altro, da dignità al tempo trascorso insieme, onora il senso dell’incontro con l’altro nella nostra vita. Anche nella fine si può dare valore a una storia. Dirsi grazie per i momenti belli trascorsi insieme, chiedersi scusa per ciò che non si è stati capaci di fare, ammettere i propri limiti e accettare l’evidenza della realtà. Solo così usciamo leggeri da una relazione, senza portarci dietro dei pesi, solo quando siamo capaci di riconoscerci e riconoscere l’altro. Se questo non può togliere il dolore a chi viene lasciato, può però donargli l’attenzione alla sua persona, ai suoi sentimenti e a ciò che è stato vissuto insieme.

Lasciare porta con sé uno scegliere. Nel lasciare non c’è fretta. Quando fuggi invece non stai scegliendo nulla. A volte crediamo di scegliere, ma non lo stiamo facendo. La fuga è un’illusione in sè: quando scappi da qualcuno stai scappando da te, da qualcosa di te che non vuoi vedere o con il quale non riesci a stare e questo qualcosa te lo ritroverai pari pari nell’incontro successivo, perché la vita è generosa e se non facesse così noi non potremmo vedere come funzioniamo e imparare ad amare.

I cuori vanno maneggiati con cura, dietro un cuore c’è sempre una storia, una storia che noi non conosciamo e dobbiamo averne rispetto. Le nostre ferite, le nostre delusioni, i nostri traumi non ci giustificano, mai. Sono la base della comprensione, ma non della giustificazione… e l’ho imparato soltanto dopo non essere stata capace di maneggiare con cura alcuni cuori che invece cura la meritavano… per questo oggi lo tengo sempre presente e faccio il possibile per avere tatto…

… perché il modo in cui tratti il cuore dell’altro è uguale al modo in cui tratti il tuo.

Commenti  

#3 monica 2017-07-05 12:56
l'ultima frase è emblematica e mi riassume tutto...il modo in cui tratti il cuore dell'altro è il modo in cui tratti il tuo!....


già....osserva

osserva ciò che succede e modifica, cambia, lascia andare e ama...

grazie
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#2 elisa 2017-07-04 08:24
Bellissimo articolo. Grazie di cuore per "il modo in cui tratti il cuore dell’altro è uguale al modo in cui tratti il tuo" .. sento che è proprio come descrivi tu. Nulla da aggiungere, ma importante stimolo per riflettere, per respirarci dentro a queste parole che raccontano di vita, di sentimenti, dei nostri limiti e difficoltà, ma anche di come sia possibile evolvere nelle relazioni, siano esse di ballo o d'altro tipo.
Grazie ancora cara Maria :-)
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#1 Alessandro Fratellin 2017-07-03 13:25
Meraviglioso
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