Credo di aver passato in rassegna, nel mese antecedente la partenza, tutte le sfighe che possono succederti in quanto donna che viaggia da sola, da quelle meramente tecniche: una gomma che si buca, il furto della tua borsa con tutto dentro, il navigatore che smette di funzionare… a quelle umane: qualche malintenzionato che vuole farti del male, sentirti troppo sola, avere qualche problema di salute… insomma le ho ipotizzate quasi tutte!!! E ho passato almeno una settimana dormendo di merda prima di partire. Ogni tanto mentre ero in totale tranquillità e la mia mente d’improvviso si accendeva e si ricordava che avevo deciso di partire da sola, mi arrivava a velocità supersonica la frase “ma che cazzo stai facendo! Ti sei rincretinita??? In viaggio da sola!? E se ti succede…” e via col pippone di sfighe… Il punto è…

... che avevo una grande paura, così grande che rimandavo questo viaggio da sola da almeno due anni… poi… qualcosa dentro è cambiato.

Mi sono ascoltata tanto e ho lavorato tantissimo negli ultimi mesi sulle mie paure, con grande determinazione… e ho fatto due cose: la prima iniziare a progettare il viaggio anche se poi non fossi partita, per sentire che energia mi si muoveva dentro  nell’andare in libreria a prendere una guida turistica, comprare delle cartine Michelin, cercare su internet i luoghi che avrei voluto visitare… così… un passetto alla volta… un po’ cercando… un po’ sentendo come stavo nel farlo… per capire se la paura fosse così grande da precludermi la partenza… la seconda cosa parlare con amiche che già l’avevo fatto un viaggio da sole e sentire che effetto mi faceva. Quando sono finita sul blog “Viaggiare a piedi scalzi” della mia amica Barbara ho pensato “c’è qualcosa di speciale nel viaggiare soli… chissà se lo incontro anche io!” E così, giorno dopo giorno, ho visto che ero felice mentre organizzavo il viaggio e che la scelta era già stata fatta dentro di me… e quindi sono partita…

… perché avevo voglia di vedere la Provenza…

… perché avevo voglia di parlare francese…

… perché volevo lasciare spazio a parti di me che non conosco, a una Maria nuova…

… perché volevo occuparmi con tutto l’amore di cui sono capace della Maria che invece ha paura e che voleva restare a casa, al sicuro…

Mentre scrivo sono a poco più della metà del viaggio. Scrivo dal giardino di una piccola casetta provenzale nel paese di Robion, costruita interamente in materiale naturale dalle mani della sua proprietaria con l’aiuto dei suoi amici, scrivo tra il frinire delle cicale, un gatto che ogni tanto fa capolino per poi saltare altrove e rane in lontananza in un concerto serale… scrivo alla fine di una giornata di caldo pazzesco…

… il viaggio da sola ti mostra te stessa, ciò di cui sei capace e mette a nudo tutte le false idee che hai di te…  

La paura pre-partenza, ho capito dopo, non è legata a tutte le strambe idee che la mente elabora… proprio oggi pensavo che alla gente di quello che fai mediamente non gliene frega niente, non stanno tutti lì a guardarti, non sei al centro del mondo nel momento in cui decidi di spostarti da casa… la paura pre-partenza è legata al fatto che temi quello che puoi incontrare di te, temi di dover cambiare l’immagine che hai di te e alla quale tutto sommato senza volerlo ti sei affezionata.

Per questo bisogna sempre avere un piano B, acquieta enormemente la parte di noi che ha paura. Per esempio “il permesso di tornare a casa prima del tempo”, o “se mi succede qualcosa so che una persona a me cara sarebbe disposta a venire fino quì per aiutarmi”… e così via…

Ed infatti già il secondo giorno mi sono ritrovata a fare i conti con una Maria che non conosco… a dare un passaggio in macchina ad una giovane coppia, Julia e Matias, di Copenaghen che viaggiavano in autostop per il Portogallo… io che non apro nemmeno la porta di casa quando suonano perché mi porto dietro la voce di mia nonna che da piccola mi diceva tutta spaventata “non aprire”… io… mi sono vista fare un cenno con la mano verso di loro che tenevano il cartello Nizza in bella vista, come se fosse la cosa più ovvia e normale del mondo… passavo di lì, non c’ho pensato due volte… gli ho teso una mano e in cambio ho avuto compagnia per tre, quattro ore, parlando mezzo inglese, mezzo spagnolo…  e quando sono scesi dalla mia auto e lei mi ha abbracciato e mi ha ringraziato per il mio cuore ho pensato “non è vero che non mi fido degli altri e non è vero che faccio così schifo a parlare inglese”…

… poi mi sono ritrovata davanti a una cabina del metano da sola (in Francia ti arrangi per fare metano) e ho pensato “mo che faccio!? In Italia ti intimano di stare attenta e ti vietano di fare metano da sola”…  proprio mentre stavo per dargliela su (insomma temevo saltasse tutto per aria pur essendoci le istruzioni scritte) arriva una macchina dietro la mia, mi avvicino “escuse-moi!” e lui “ma sei italiana!”… carramba… mi guarda e “sei bolognese vero? Dai ti insegno come si fa, così poi lo riesci a fare anche da sola”… una mano tesa verso di me…

… alla stazione di metano successiva mentre sto per risalire in macchina dopo aver fatto il pieno perché ora so come si fa, vedo due ragazze in difficoltà, non sanno come fare da sole… mi avvicino e “ma siete italiane!!”… e questa volta le ho aiutate io e mi sono fatta due nuove amiche con le quali poi ho condiviso il pomeriggio seguente gironzolando per Roussillon…

Ecco, cose così… avevo il cuore aperto e tutto si disponeva da sé… una mano che ti viene tesa, tu che ne tendi una a tua volta…

Poi sì, accade che ti senti sola, accade all’improvviso e a volte è intensa la sensazione… ti arriva mentre rientri a casa dopo una giornata in giro o quando guardi qualcosa di bellissimo e non sai a chi dirlo… ti prende e ti passa il pensiero, quello lì, quello vecchio “ma cosa sto facendo!?”… poi però scrivi all’amica, chiami una persona a cui vuoi bene, condividi con loro le foto della giornata, e lentamente risenti il motivo per cui sei partita e…  ti ricordi che non stai viaggiando sola… stai viaggiando in compagnia di te stessa

… e ti guardi intorno, guardi la casa di legno con le tipiche finestre provenzali che danno sul giardino, il tavolo dai mille colori della cucina, le candele sparse ovunque che rendono tutto così caldo e intimo e ti ricordi che è la casa che tu ti sei scelta ed è davvero pittoresca… guardi la tua macchina parcheggiata sul vialetto d’accesso e pensi a tutti i km che tu, da sola, ti sei macinata per arrivare e che non credevi di essere capace di fare e che ti hanno insegnato quanto sia importante essere grati quando qualcuno guida per te per tante ore, perché è faticoso… guardi il biglietto con la email di Julia che ti ricorda che sei capace di dare e di fidarti del prossimo… guardi l’ultimo sms delle due ragazze italiane che hai conosciuto facendo metano e che desiderano rivederti durante la vacanza…

e senti che sei molto di più, di quello che credevi di essere mentre stavi preparando il viaggio… e sei stranita… e sei contenta… e sei spiazzata da te stessa perché… un po’ ti sembra che non sai più chi sei… un po’ ti sembra di averlo sempre saputo, solo che era sepolto dall’ammasso di credenze che hai tirato su crescendo e che non ti appartengono…  e intanto è arrivata di nuovo la notte e tu anche oggi hai confermato a te stessa che per te ci sei… (prosegue)

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