… Viaggiando da soli si impara a fare i conti con sé stessi, si impara ad occuparsi pienamente di sé, si impara che si è molto di più di ciò che si pensava, si entra in contatto con il proprio potenziale e ci si trova di fronte ai propri limiti… ma la sensazione che ti porti a casa, comunque vada, è di forza, di coraggio, di orgoglio. Quando ci impediamo di fare qualcosa che vogliamo, semplicemente perché da soli ne abbiamo paura, ci stiamo togliendo un’occasione per diventare più liberi.

Ho fatto diversi viaggi nei quali sinceramente non volevo stare… credo capiti a tutti… perché magari sei fidanzata e va da sé che vai via con lui… oppure sei da sola e va da sé che vai via con l’unica amica che non è fidanzata… “Ho veramente voglia di fare questo viaggio con questa persona?”, questo c’è da chiedersi e non dare per scontata la nostra scelta, solo per evitare che gli altri ci restino male.

Non sono una femminista e non mi interessa dimostrare che le donne da sole possono fare tutto quello che fanno gli uomini, lo trovo irrilevante… se vuoi partire da sola il miglior motivo che può spingerti è la voglia di fare un’esperienza con te stessa. Quando viaggiamo con qualcun altro è più facile confondersi e talvolta persino “perdersi” nei desideri e bisogni dell’altro pensandoli nostri, nei necessari compromessi, confronti, mentre da soli e meglio ancora fuori dal proprio paese, si ha l’occasione di mettersi alla prova in prima persona e senza distrazioni. Di cosa sono capace? Cosa invece per me è davvero faticoso? Cosa mi piace? Cosa invece non mi interessa? Quanto sono responsabile e quanto invece distratto?

Un esempio: fino a pochi anni fa quando ero via con qualcuno in macchina e si arrivava a visitare un posto nuovo, una città, un paese, al momento di parcheggiare non mi curavo di dove esattamente avessimo lasciato la macchina (senza contare la mia fantastica capacità di confondere auto simili…). Quando sei via da sola ti accorgi di quante cose gli altri facessero al posto tuo mentre tu le davi per scontate, perché apparentemente poco rilevanti.  Ho imparato il senso della gratitudine.

Un altro esempio: ho sempre creduto che guidare molte ore consecutive fosse impossibile per me. Non è così, ma è solo provandolo che mi sono accorta del contrario.

E ancora: come tanti quando sei via vorresti vedere di tutto e di più perché hai fatto tanta strada, perché non sai quando e se mai tornerai in quel posto, quindi via con una tabella di marcia da maratoneta… A me non piace e non interessa… ho visto meno luoghi di quelli che avevo programmato perché strada facendo ho scoperto che preferisco vedere meno posti ma sentirli, che averne visitati a più non posso ma poi non essere stata presente a nulla di quello che vedevo, come mi è capitato in altri viaggi dei quali infatti ho ricordi vaghi. Ho scoperto che dopo un po’ che giro un paese, e in tutti i posti che ho girato mi è capitato, mi piace sedermi in un punto, un gradino, una fontana, un muretto, un albero e non fare niente per un po’, stare lì in silenzio mentre tutto il resto continua a muoversi e osservarlo… ho scoperto che così scivolo veramente dentro i luoghi e quando mi rialzo per proseguirne la visita sono più presente e mi sento più parte di ciò che sto facendo. Sono stati i momenti più interessanti.

Tornata a casa ho ritrovato questa frase: “Ciò che è fuori è anche dentro e ciò che non è dentro non è da nessuna parte. Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. E’ inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé” (T. Terzani)

Viaggiando sola mi sono accorta che le stesse dinamiche, gli stessi agganci del pensiero, lo stesso scivolare dentro alcune emozioni, accade a casa come a 1000 km di distanza… questo per ricrederci sulla frase che, quando siamo sfiniti da qualcosa, almeno tutti una volta nella vita abbiamo detto “fanculo tutto e tutti, me ne vado all’altro capo del mondo!”.

Credo che il viaggio più bello siamo noi…  conoscere davvero chi siamo. Il mio è iniziato 10 anni fa… ho incontrato di tutto nel cammino: i paesaggi più duri e aspri, le vallate più rigogliose e dalla bellezza mozzafiato, ho provato stupore, smarrimento, incredulità, gioia, dolore, paura, rabbia… tutto… non c’è viaggio più interessante e più entusiasmante. E’ un viaggio che, se fatto con un vero e profondo intento di conoscenza e libertà, non può deludere, anche se è il più impegnativo.

Abitare sé stessi è la più grande libertà che possiamo offrirci. Fare ciò che amiamo ed esprimere ciò che siamo attraverso le nostre azioni è il modo più bello per dare un contributo in questo mondo. Ed è un viaggio che non finisce mai perché ci sarà sempre qualcosa di nuovo di cui stupirsi e ci sarà sempre qualcosa di ormai vecchio da lasciar andare… è come trovare un modo sempre più comodo di stare in questo mondo, di abitare il nostro essere qui. In un viaggio come questo ci sono tanti momenti duri, nei quali la fuga pare essere l’unica soluzione… sono felice di non aver mai mollato... se attraversati, quei momenti aprono la porta a qualcosa di ancora più profondo e vero… e portano verso la gioia di vivere la propria vita. Si conquista libertà, pienezza e pace interiore.

Noi siamo molto più di quello che pensiamo, il viaggio in solitaria lo insegna, per questo possiamo imparare a dare molta meno importanza ai nostri pensieri, perché sono solo pensieri, non è la realtà… la realtà è nell’esperienza delle cose, nel toccarle con mano… lì c’è la verità.

Come in ogni viaggio che si rispetti, anche in quello interiore, è necessaria una guida altrimenti confondersi e perdersi è quanto di più facile. Bisogna attrezzarsi… non si parte per la montagna in bermuda… e non si va al mare con gli scarponi… va da sé. Sceglietevi una guida e poi mentre viaggiate… lungo il percorso… piano piano diventerete così autonomi da non avere più bisogno di lei… una guida è soltanto uno specchio per rifletterci chiaramente e nitidamente, vedendoci per ciò che siamo. Questa è una buona caratteristica per dire sì ad una guida, il suo essere il più possibile neutrale.

Una guida in questo viaggio speciale non ti porta dove vuole lei, ti affianca mentre tu cerchi dove vuoi andare davvero, un po’ come se la mappa si rivelasse passo dopo passo… è incredibile dove si possa arrivare… e non è possibile saperlo prima.

Una buona guida non ti dice cosa è giusto e cosa è sbagliato, solo ti contiene mentre tu fai scelte giuste e sbagliate e ti aiuta a perdonarti per quelle sbagliate e a elogiarti per quelle giuste.

Una guida non si sostituisce a te… mai… ma ha fiducia che in te ci sia tutto ciò che è necessario per il tuo viaggio ed il suo ruolo è solo di aiutarti a vederlo.

Una guida ha già viaggiato dentro di sé e quanto più profondamente l’ha fatto, tanto più sarà capace di essere con te mentre lo fai.

E mentre cammini morirai e rinascerai non so quante volte, elaborerai il lutto per le parti di te che dovrai lasciar andare (sono come piccole morti interiori), ma che per tanto tempo ti hanno protetto e per questo quando le lascerai andare ti sentirai triste, mentre contemporaneamente un senso di libertà e gioia, da qualche altra parte del tuo essere, starà già facendo capolino per ciò che di nuovo stai incontrando di te… quello è l’incontro tra i tuoi tramonti e le tue albe…

In India si dice che l’ora più bella è quella dell’alba, quando la distinzione tra tenebra e luce non è ancora netta, e l’uomo se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa (cit.)”

Il viaggio più bello… sei tu!

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