Accade quando meno te l’aspetti, mentre stai guidando la macchina e la radio passa quella canzone, mentre ti lavi i denti e ti risollevi per prendere l’asciugamano, quando ti volti improvvisamente e vedi una coppia abbracciarsi… accade negli spazi tra un gesto quotidiano e l’altro

Accade che… lui, lei, torna a mancarti 

 

Accade quando non ci stavi pensando più, o forse proprio perché non ci stavi pensando più, quando credevi di averlo superato, abbassi la guardia e si insinua di nuovo lì, tra pancia e cuore, quel senso di vuoto, di mancanza… accade perché hai amato, perché sei vivo, viva…

E mentre una lacrima fa capolino, un senso di impotenza torna a farti visita, la rabbia ti si mette di nuovo a fianco illudendoti di essere tua amica… accade che ti senti fragile e non vorresti, vorresti scappare, non sentire, evitare e  dimostrare a te stesso che sei più forte, che sei andato oltre, che ce l’hai fatta, che il dolore che l’altro aveva sollevato con il suo andarsene, il suo averti fatto sentire tradito, ferito … beh quel dolore tu l’hai superato… eppure sei lì con un fazzoletto in mano, forse immaginando un dialogo interiore nel quale finalmente l’altro riconosca le tue ragioni, perché questo acquieta il senso di impotenza…

… cerchi un modo qualsiasi per non sentire… il vuoto…  

ripercorri il punto in cui nella storia qualcosa si è inceppato, come facessi il rewind della tua vita, e quando credi di averlo trovato ti chiedi come mai non te ne sei accorto prima, forse c’erano segnali che non hai saputo cogliere o leggere… la mente prende il volo, perché solo cercando di trovare delle ragioni sensate a ciò che invece per il tuo cuore sensato non è, senti di avere scampo dal vuoto…

… ti sfinisci… senza volerlo… tra se, ma, però mi aveva detto, però aveva fatto… e per quanto la giri e rigiri il vuoto è sempre lì e tu non lo vuoi… perché fa male… perché a volte sembra così buio e profondo da poterci annegare dentro

Ricordo due estati fa, era luglio, ad un seminario sull’amore con Krishnananda e Amana Trobe un giovane uomo in una condivisione di gruppo disse con la voce spezzata: “ho già riempito tutta la mia agenda da qui fino a dicembre per non rischiare di sentirmi solo”. Si fece silenzio. Amana lo guardò con amorevolezza e gli disse “forse, potresti provare a ritagliarti anche solo 5 minuti, per iniziare, per stare con te stesso nel tuo vuoto, e poi piano piano aumentare questo tempo”.

Il vuoto vive e si alimenta scappando.

Il vuoto si affronta a piccoli passi, fingersi gladiatori non serve a nulla.

Il vuoto si affronta ammettendo che ci fa paura e che non lo vorremmo.

Il vuoto si affronta dandosi il tempo di osservare tutti i modi che usiamo per non sentirlo.

Il vuoto si attraversa prendendosi letteralmente per mano quando stiamo male, senza illuderci che qualcun altro possa farlo per noi.

Il vuoto si supera respirandoci dentro. Il respiro è potentissimo.

Il vuoto si supera volendolo…

Altrimenti il rischio è di prenderci in giro anche per una vita intera, o di fingere a noi stessi una finta forza che si nasconde dietro lo scudo della rabbia senza aver mai incontrato la nostra vera forza, o di riempirlo con il primo o la prima che capita ma che non amiamo davvero e magari di costruirci anche una vita insieme, una vita che non sentiamo davvero nostra...

Tutti gli esseri umani lo cercano, ma quasi sempre per il motivo sbagliato. Cercano l’amore per non rimanere soli. Per farsi riempire lo spazio vuoto. E soprattutto perché non accettano che  il puro fatto di stare al mondo la vera avventura… Quel vuoto sei tu” (Qualcosa di Chiara Gamberale)

Non si annega nel vuoto, a volte sembra, ma non succede… in realtà piano piano nel silenzio, nel niente, sorge una voce, qualcosa dentro inizia a parlare… e ti parla di te… ti parla di quello che vuoi o non vuoi… ti parla di chi sei e smaschera chi credevi di essere… forse ci spaventa lasciarci scombinare dal vuoto

Nel vuoto senti la mancanza di chi hai perso, ma ti accorgi anche di chi invece c’è e c’è sempre stato, di chi ti vuole bene così come sei, di chi ti ha saputo anche aspettare in silenzio mentre tu eri perso nei tuoi casini…

nel vuoto incontri le tue potenzialità, il tuo coraggio, le tue risorse… non ci sono solo le paure o i dolori… sotto sotto c’è un sole pazzesco, c’è un amore incredibile che ognuno di noi è capace di provare, c’è la nostra forza, la nostra saggezza, il nostro senso di giustizia, il nostro ancoraggio alla verità… ci siamo noi, noi tutti, interi, integri, intoccabili…

Nel vuoto ti accorgi che il punto è che non è davvero l’altro a mancarti, manca in parte… Sei tu a mancarti! Ti manca come eri con l’altro, ciò che di te veniva fuori con l’altro, una nuova te, un nuovo te…

L’altro andandosene questo non può portarselo via, è impossibile, perché è parte di te… e la grande liberazione è accorgersene e permettersi di tirare fuori quel sentirsi nuovi, nella nostra vita di tutti i giorni, per il nostro piacere personale e per l’amore che abbiamo per noi stessi…

E allora il vuoto si riempie, si riempie da sé, si riempie di te

Credevo di averla superata, ma lo amo… è che mi manca” è la frase che una dolcissima Giulia Roberts dice all’amico conosciuto nell’Ashram in India nel film Mangia, Prega, Ama.

Lui la guarda e risoluto risponde: “E lascia che ti manchi… inviagli luce e pensieri d’amore ogni volta che pensi a lui e poi lascialo perdere. Se tu potessi liberare nella tua mente tutto lo spazio che usi per ossessionarti… avresti un vuoto con una porta aperta… e allora sai cosa fa l’Universo con quella porta aperta? Ci entra dentro… Dio ci entra dentro… e ti riempie tutta d’amore come non ti sogni nemmeno

 

  

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