Ci sono persone che abbiamo sfiorato per breve tempo, ma che hanno cambiato qualcosa di noi in maniera radicale. Le incontriamo, in un istante le perdiamo eppure ci rendono migliori, o peggiori. Passano, se ne vanno e hanno la capacità di metterci in braccio al nostro destino. E non è nemmeno la persona in sé, è la magia del momento in cui ci si allinea, come due ascensori che, anche se vanno in direzioni opposte, si trovano per un istante alla stessa altezza”.

Mi stupisce sempre la capacità che ha Fabio Volo di descrivere le emozioni e i processi umani con disarmante semplicità. E anche se la storia che racconta in “Quando tutto inizia”, quella di due amanti, non c’entra con la tua storia, le emozioni, i gesti, i pensieri, le parole con le quali dipinge la lacerazione del distacco risuonano con i distacchi che hai sperimentato tu in prima persona.

Mi ha tenuto sveglia ore questa notte, e leggere di notte è magico, perché entri nel senza tempo.

Tutto inizia quando accetti la fine.

 E’ stato un colpo che non mi aspettavo… mi sono ritrovato a piangere. Non ho fatto nulla per fermare le lacrime, mi sono lasciato andare, e tutta la sofferenza che avevo accumulato nella vita si è sciolta, All’improvviso qualcosa mi ha dato la spinta verso l’alto, come se mi avesse fatto accettare chi ero. Accettavo tutto, le cose belle e quelle meno, i momenti di forza e di debolezza. Accettavo la mia fragilità e qualcosa di profondo cambiava in me”.

Non necessariamente il dolore della separazione è pari al tempo trascorso insieme, piuttosto all’intensità provata durante quell’incontro.

“Quando tutto inizia” mi ha ricordato la forza e la precarietà delle relazioni umane, la disillusione dei -per sempre- che si fondano sull’estraniazione dalla realtà e la potenza del “noi” che si radica nel reale. Non è durevole ciò che vive fuori del quotidiano, sospeso nel senza tempo e fondato sull’illusione, è forte e durevole ciò che vive nel quotidiano includendo la disillusione.

Quando stavo con Silvia ero l’uomo che mi piaceva essere… era una situazione perfetta, prendevamo solo il meglio… Sapevo che la magia di quel momento era a tempo, destinata a consumarsi e finire. Quel tipo di intensità ha vita breve”. E’ Gabriele che parla, il protagonista del romanzo, che vive una storia d’amore con Silvia, una donna sposata e con un figlio.

Tutto inizia quando accetti la fine.

Stare da soli è più semplice che essere in relazione. Gli occhi degli altri ci rispecchiano e non puoi sottrarti a te stesso, se non disconnettendoti completamente da ciò che senti. Diversamente è come specchiarsi ogni giorno e non sai che cosa troverai di te, a volte l’immagine che ti viene restituita è lontana da quella che per lungo tempo hai coltivato. Il senso d’identità vacilla, forse per questo le relazioni sono un terreno di evoluzione e crescita così ricco e denso.

Accettare la fine di un modo di vedersi e viversi è un passaggio delicato, ed è quello che fa il protagonista. Le persone che ci mettono in braccio al nostro destino, spesso, sono proprio quelle che un istante prima ci sono e un istante dopo non ci sono più, quelle che spariscono improvvisamente facendoci planare nella realtà con uno schianto così forte che è impossibile non sentirlo. Quelle che, così facendo, ci obbligano a fare i conti con ciò che non vogliamo vedere e conoscere di noi. Sono le persone che pur non volendo ferirci di proposito, in maniera silenziosa, ci chiedono di arrenderci a noi stessi: “A un certo punto non capivo più nemmeno contro chi stessi lottando, contro Silvia, contro di me, contro l’amore, contro la vita”.

Tutto inizia quando accetti la fine del resistere a te stesso e a ciò che nel profondo veramente vuoi. Posare la corazza, alleggerirsi, disfarsi dei tanti modi che usiamo per non essere visibili al mondo. E’ quando il cerchio si stringe che ci arrendiamo, prima continuiamo a inventare scuse per non farlo, e a volte abbiamo bisogno di un aiuto, di una spinta, che passa dalle mani, dagli occhi, dalla voce di qualcun’ altro.

Non credo l’avrei mai detto anche solo un paio d’anni fa, ma essere lasciati, e più ancora essere lasciati all’improvviso, è un evento capace di ricondurci alla nostra forza interiore se ci permettiamo di attraversarlo. E’ meraviglioso il modo in cui Volo descrive la lacerazione del distacco improvviso, il fluttuare della mente nelle immagini che ricompongono il due per poi frantumarsi di lì a breve nel riscontro della realtà, il vuoto che sembra divorare, il dolore che appare senza fondo, la perdita di interesse per la vita… poi così come qualcosa ci ha portati in quell’esperienza… qualcos’altro arriva per farci uscire da quella esperienza, e veniamo restituiti alla vita più forti di prima, più veri e autentici.

Ed è mentre smetti di cercare, pur desiderando, perché i sogni non hanno mai fine… che trovi. Me l’hanno sempre detto e mi chiedevo come fosse possibile, come è possibile smettere di desiderare? Così mi affannavo a cercare, o fingevo che non mi interessasse più trovare. Confondevo desiderio e ricerca. Confondevo anestetizzazione interiore con mancanza di interesse.

Quanto siamo piccoli e immensi al tempo stesso noi esseri umani.

Quando ho finito di leggere il libro, che ormai era l’alba, sono andata in bagno e nel tragitto sentivo il ticchettio dell’orologio, i miei passi, il respiro, il mio essere Anima, il mio essere umana, la mia forza e la mia fragilità ed è stato commovente.

E poi accade così, inaspettatamente: “Da quando fui stanco di cercare, imparai a trovare” (La gaia scienza, La mia felicità) .

Maria

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