Chi il proprio equilibrio non l’ha mai trovato non può temere di perderlo, non possiamo perdere ciò che non abbiamo e anzi va probabilmente verso gli altri e la relazione proprio per trovarlo, perché in qualche modo, senza saperlo, vuole che sia l’altro a darglielo. Tanti amano così, o meglio si relazionano così: “senza di te non vivo”, “tu mi completi”, siamo due metà”. Io credo che ognuno sia un UNO, INTERO. Accade quando il vuoto è insopportabile, la solitudine insostenibile… e all'inizio non è semplice fare i conti con queste sensazioni, a volte richiedono molto tempo e coraggio per essere affrontate e sciolte. Ma non siamo isole, per quanto interi, l'unione con l'altro da noi è un nostro desiderio primitivo.

Chi un suo equilibrio sente di averlo trovato o comunque di essere sulla buona strada perchè si adopera quotidianamente per trovarlo, chi non cessa di cercarsi nelle pieghe del quotidiano, scovarsi quando per qualche motivo è in fuga da se stesso, chi non si dimentica di sè e si mette al centro della propria vita non per egoismo, ma perché sa che non è possibile incontrare davvero l’altro se prima non hai incontrato te stesso, amare davvero l’altro se prima non ami te stesso… questa paura ad un certo punto ce l’ha: la paura di perdersi entrando nel noi, la paura di perdere il proprio equilibrio, fatto di capacità di stare nei propri bisogni, nutrire il proprio tempo, avere i propri spazi... e se ci hai impiegato tempo e fatica per raggiungerlo, la paura forse è anche più grande.

Allora può accadere che di fronte ad una meravigliosa occasione che l'Universo ti riserva, ad una possibilità, ad un'opportunità... ci si tira indietro, o ci si autosabota, o addirittura si evita in partenza di attirare qualsivoglia occasione restando chiusi.

Il NOI, inteso come relazione, in qualche modo implica entrare in qualcosa di altro da sé, e in un certo senso anche perdere un poco di se stessi, cedere un po' del proprio tempo, lasciar entrare un po' nel proprio spazio, perdere qualcosa per trovare qualcos'altro. In questo processo riuscire a rimanere in ascolto dei propri bisogni onorandoli, ascoltando anche i bisogni dell’altro rispettandoli, non è sempre facile, è un vero e proprio allenamento… Ad amare autenticamente si impara

Come tutte le cose della vita, anche l’amore si apprende. L’amore non è solo provare un sentimento che origina dal cuore, ma prendersene cura e questo richiede volontà, la volontà di esserci, questo vale per sé stessi, come per l’altro.

Ricordo anni fa, ad un certo punto della mia vita, ebbi la netta sensazione che mi stavo innamorando di me stessa, avevo voglia di passare tempo con me, mi piaceva stare con me, mi piacevo io e questa sensazione mi entusiasmava, ma come tutti sanno l’innamoramento passa e poco per volta lascia il posto a tutto quel che c’è, luci e ombre… E iniziai a incontrare le ombre, le parti di me che mi mettevano in difficoltà, quelle che erano così difficili da guardare e soprattutto accettare, quelle che critichi, che vorresti cambiare, quelle che all’inizio vorresti solo scappare da te stesso, quelle che giudichi… è lì che viene messo alla prova il sentimento dell’amore. Ho compreso che avevo solo due scelte: amarmi così come sono… o abbandonarmi lottando contro me stessa.

Ho scelto la prima e rinnovo la scelta di giorno in giorno. Non è facile all’inizio perché siamo impregnati fin dentro le ossa dei concetti di resistenza, cambiamento coercitivo, giudizio, mentre la resa è un termine che ci suona fallimentare pur essendo invece la chiave di volta… arrendersi a quel che è, accettarlo così come è senza volerlo cambiare. L’accettazione è la chiave del cambiamento!

Incontrare le proprie parti ombra, guardarle, respirarci dentro, includerle, essere benevoli con noi stessi… in questo senso si impara ad amare… perché questo processo non c’entra nulla con il sentimento di amore primordiale, ma senza quel sentimento primordiale non avrebbe il terreno su cui appoggiarsi quando viene voglia di andarsene… 

Perché è questo che facciamo… ce ne andiamo da noi stessi e poi finiamo per essere così lontani che stiamo male. Quando stiamo male è perchè ci siamo allontanati dal nostro centro e dalla nostra essenza.

Un giorno pensai “sono la persona con cui mi alzerò e andrò a letto fino all’ultimo dei miei giorni, se non imparo ad amare me, come potrò amare un altro essere umano? ”. Se già da noi stessi, spesso, ci viene voglia di scappare, come possiamo credere di poterci fermare autenticamente e onestamente accanto ad un altro essere umano in una relazione che sia nutriente e appagante e non semplicemente utile o necessaria, se non scegliamo di voler e poter imparare giorno per giorno?

Se non impari ad amare te non puoi amare un altro essere umano perché ci saranno sempre bisogni profondi non nutriti che, pur senza volerlo e magari anche senza cattiva intenzione, chiederai a lui/lei di riempire per te… e questo è un carico troppo grande per l’altro. Di bisogni ce ne saranno sempre, tutti ne abbiamo, ma i fondamentali, i basilari, gli essenziali possiamo prima imparare a nutrirli noi, così forse entreremo nel Noi un po’ più leggeri e più disposti a donare.

La misura con cui ami te è la stessa con cui puoi essere capace di amare un altro essere umano perché è la sola che conosci… non possiamo portare ciò che non abbiamo. Quando impari ad essere benevolo con le tue parti ombra sei più disposto ad esserlo con quelle dell’altro, quando comprendi la fatica di accettare ciò che è scomodo di te sei più benevolo quando l’altro vive questa stessa fatica, quando desideri essere libero e vivi la libertà come un bene prezioso, conti fino a 10 prima di cercare di controllare la libertà di un altro essere umano… solo quando hai qualcosa puoi donarlo

Vivere felici con un’altra persona è la sfida più grande che esista”, diceva Osho, “l’altro diventa uno specchio di te, l’altro stimola il tuo inconscio, lo porta in superficie… devi arrivare a conoscere tutte le parti nascoste del tuo essere e il modo più semplice è quello di farti rispecchiare, riflettere, in una relazione. Lo chiamo il modo più semplice perché non ce n’è un altro, ma in realtà è difficile. Ed è difficile perché in questo processo dovrai cambiare”.

Che sia questo il motivo per cui la maggior parte delle persone scappa dalla possibilità di vivere una relazione autentica e profonda? Quanto siamo disposti a lasciarci scompigliare dall’incontro per giungere poi a qualcosa di più grande?

Un Noi autentico è un’opportunità, è donarsi una possibilità. In fondo stiamo semplicemente andando più profondamente verso noi stessi, mentre accettiamo di incontrare più profondamente un altro essere umano.

Nel film “Mangia, prega, ama” dopo una lunga e profonda ricerca interiore Liz, la protagonista, arriva a Bali e incontra Ketut, maestro spirituale. Proprio a Bali si innamora nuovamente, ma quando il suo nuovo fidanzato le propone di salpare insieme verso il Noi, lei scappa. Liz ha trovato un suo equilibrio con grande impegno e fatica e teme di perderlo entrando nel Noi. Nel momento in cui passa a salutare il suo Maestro Ketut pronta per tornare a casa sua e condivide in lacrime che ha lasciato il suo nuovo fidanzato, Ketut le risponde questo:

“Tu ami il tuo nuovo fidanzato?”

“Ho chiuso”

“Non capisco, perché tu fai questo?”

“Non potrei mantenere il mio equilibrio”

“Liz, ascolta Ketut, a volte perdere equilibrio per Amore è parte di vivere vita equilibrata” 

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