La donna errante procede alla ricerca della terra della libertà. “Come ci arriverò?”

La ragione risponde: “La strada è una. E una soltanto. Lungo gli argini della fatica, attraverso le acque della sofferenza, non ce n’è altra”.

Tra poco meno di una settimana si va alle urne e, come forse molti, la voglia di votare non la sento, per tanti motivi, ma questo è così già da anni.

Ieri sera mi trovo a guardare il film “Suffragette” che nel 2015 ha portato sul grande schermo il movimento di emancipazione femminile per ottenere il diritto al voto per le donne (dalla parola "suffragio" nel suo significato di "voto"). In seguito la parola "suffragetta" ha finito per indicare, in senso lato, la donna che lotta o si adopera per ottenere il riconoscimento della piena dignità delle donne, coincidendo in parte quindi con il termine femminista.

Era il 1912, Londra, le donne si sono dovute conquistare il diritto al voto a suon di manganelli, botte, ingiustizie, perdita di mariti e figli perché ripudiate in quanto osavano ribellarsi, fino alla reclusione in carcere solo perché protestavano.

All’epoca le donne, in quanto tali, erano considerate persone che non avevano voce in capitolo, per cui dopo anni e anni di richieste inascoltate per poter avere gli stessi diritti degli uomini (risale al 1789 la prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti delle donne, in Francia, attraverso i Cahier de Doléances des femmes, presentata dalle assemblee incaricate di eleggere i deputati agli Stati generali all'Assemblea Rivoluzionaria), le donne sono dovute passare alla ribellione e alla rivoluzione attraverso azioni dimostrative, incatenandosi a ringhiere, incendiando le cassette postali, rompendo finestre e così via.

Una suffragetta, Emily Davison, morì durante i disordini al Derby di Epsom del 1913, e questo catapultò l’attenzione della stampa sulla rivoluzione delle donne, perché il modo migliore per mettere a tacere è ignorare. Molte donne vennero incarcerate e iniziarono lo sciopero della fame emulando Marion Dunlop, la prima suffragetta ad attuare tale forma di protesta. In vari casi vennero sottoposte ad alimentazione forzata, fino quasi a farle morire soffocate.

Questo è ciò da cui proveniamo…

Con il termine femminista spesso, involontariamente, intendiamo la rivalsa contro il maschile, come se essere femministe equivalesse a essere contro gli uomini, perché quando il movimento nacque, di fatto, il bisogno di vedere riconosciuti i diritti delle donne si scontrava con il potere detenuto dagli uomini e questo forse ha cronicizzato una separazione e un contrasto tra i due sessi.

Il movimento femminista tanto ha fatto per aiutare noi donne, di oggi, ad avvicinarci alla parità rispetto agli uomini non solo dal punto di vista politico, ma anche giuridico ed economico. E si è ancora in cammino…

Un gesto semplice come andare a votare, anche se siamo stanche di parole vuote che i politici propinano, di promesse mancate, di illusioni, e di tutto il teatro che a mio parere è la politica… ma questo è ciò che è e non amo lamentarmi, lo trovo sterile e una perdita di energia… andare a votare è per noi donne prima ancora che operare una scelta politica, onorare il coraggio di quelle donne che si sono battute perché noi oggi avessimo questo diritto

… fosse anche lasciare una scheda nulla, è comunque importante andare…

La rivoluzione delle suffragette implicò per molte donne lasciar andare e perdere tutto quanto era il conosciuto e dava loro sicurezza, camminando verso l’ignoto. Ribellarsi implicava essere escluse dalla società, dai luoghi di lavoro, ripudiate in taluni casi da mariti che si sentivano oltraggiati e lesi nella loro dignità, perdere i propri figli, ribellarsi era essere considerate diverse, pertanto emarginate.

La donna avendo abbandonato tutto quello a cui prima si aggrappava grida: “Per cosa vado in questa terra lontana che nessuno ha mai raggiunto? Sono sola, completamente sola”.

E la ragione disse: “Silenzio! Che cosa senti?”.

E lei rispose: “Sento il rumore di passi, miriadi di miriadi, migliaia di migliaia, e vengono da questa parte”.

“Sono i passi di quelli che ti seguiranno. Guidali!” (dal film “Sufragette”)

Nonostante le difficoltà e le divisioni, le donne, con le loro organizzazioni, riuscirono ad ottenere ciò per cui lottavano e vinsero la loro battaglia. Nel 1918 nel Regno Unito le mogli dei capifamiglia sopra i 30 anni furono ammesse al voto politico. Nel 1928, il suffragio fu esteso a tutte le donne del Regno Unito.

Fu solo nel 1945 che l'Italia approvò il decreto legge Alcide De Gasperi-Togliatti che prevedeva il diritto di voto esteso a tutti gli italiani che avessero 21 anni compiuti.

Altri paesi hanno concesso ancora più tardi il diritto di voto alle donne: Svizzera (1971), Nigeria (1976), Qatar (2003), Arabia Saudita (nel 2015 alle donne è stato promesso il diritto al voto).

Quelle miriade di passi, quelle migliaia di migliaia di passi sono i passi di chi segue chi ci ha fatto strada… sono anche i nostri passi oggi, i passi di tutte le donne di oggi... anche nel semplice atto di andare a votare.

A tutte le donne che si sono battute va la mia riconoscenza e la mia stima per il loro coraggio.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Go to top