La sensazione di fondo è di avere fame, una fame di contatto, di attenzione, di considerazione, una fame che non è fisica, ma che a volte può persino diventarlo per quella trasposizione che la mente è capace di fare sul corpo.

Il fatto è che bisogna tornare indietro nel tempo, non so dire esattamente a quale età, i terapeuti dicono che le ferite che un essere umano sviluppa si giocano tutte entro i 3 anni, dopo di che tutto è già una ripetizione. Tornare indietro a quando, bambini, avevamo il desiderio profondo di essere visti, considerati e più ancora, di essere contattati con amore e, per qualche motivo, questo non è accaduto o è accaduto troppo poco.

 

“Aspetta! Dopo, ora non ho tempo! Ti prometto che domani faremo…! “, frasi così, buttate lì da un genitore disattento o l’essere assente, fisicamente o emotivamente… i bambini non hanno la cognizione del tempo e tutti, nessuno escluso, diventano capaci di amare solo se hanno fatto esperienza dell’essere amati.

E allora resti sempre in debito, in debito di carezze, in debito di abbracci, in debito di baci, in debito di tempo, ma per sopravvivere te ne fai una ragione fino a quando crescendo il tuo debito di… torna a farti visita e, senza accorgertene, senza metterci cattiva intenzione, è a qualcun altro che chiedi di risarcirtelo.

Sì, perché è proprio così che accade…

Non incontri chi è disposto a “inondarti d’amore”, incontri chi ti ricorderà e sarà davvero simile al tuo genitore e lì ti scoprirai “Mendicante d’amore”… ti rivedrai a elemosinare briciole di attenzione, briciole di affetto, briciole di contatto… briciole…

… le briciole, per un bambino, sono pur sempre meglio di niente…

Quando ci si sente così, la prima domanda da farsi è: “quanti anni ho in questo momento?” e, con sorpresa, ci si scopre ad averne spesso non più di sei

Chi è in debito d’amore spesso incontra qualcun altro che è anch’esso in debito d’amore… uno chiede… l’altro non da, perché non avendo ricevuto nemmeno lui, per rabbia e inconscia vendetta, punisce il suo genitore attraverso l’altro… e così, se la consapevolezza non inizia a far capolino… due cuori che potevano aprirsi finiscono per chiudersi, e nel rivendicare l’amore mancato ancorati ai ruoli di vittima e carnefice restano impantanati in ciò che fu

Chi è in un cammino di crescita personale sa l’importanza che riveste l’imparare ad amarsi, ad accettarsi per come si è, a darsi per primi ciò che ci è mancato… ma ciò non toglie che una ferita resta pur sempre tale, e basta poco perché si risollevi… anche le persone più consapevoli comunque hanno la loro storia, semplicemente hanno più strumenti per starci in contatto senza esserne travolti

Quando mi capita di vedere bambini con i loro genitori penso spesso alla responsabilità che hanno questi ultimi, a quanto possono incidere e fare la differenza nel crescere adulti capaci di dare e ricevere amore, oppure nel crescere mendicanti d’amore, e seppur credo che a livello animico i genitori ce li scegliamo, così come credo che ogni genitore fa solo e soltanto ciò che può e che sa, perché lui stesso a sua volta è stato cresciuto da altri due genitori… credo comunque che riflettere su questo sia importante

Stamane entrando in un negozio ho letto questa frase: “Non permettere mai che un problema da risolvere diventi più importante di una persona da amare”.

Perché è questo che succede spesso: nel tentativo di essere risarciti oggi ci perdiamo la possibilità di amare, come se dovessimo prima essere riempiti per poi poter riversare nel mondo. E non è facile fare il passaggio per cui, pur non avendo ricevuto quanto avremmo voluto, attingiamo dentro di noi a quell’amore che già noi siamo nel momento in cui veniamo al mondo e ci occupiamo di noi stessi senza perdere tempo con chi non può o non vuole crescere

Perché i simili attirano i simili…

E allora penso a quella bambina, a quel bambino, che nella totale innocenza voleva solo sentirsi considerato, voluto, contattato, amato e a come noi, oggi, possiamo prenderci cura di lui, di lei, di quella parte che sarà sempre in debito fino a quando non le daremo ciò che merita, perché… ed anche questo è un punto centrale… quando un bambino non riceve, crede di essere lui il colpevole e di non meritare, per questo una volta cresciuto non attira persone che lo tengono nella dovuta considerazione, perché non si sente di meritarlo

Spostare il focus dall’altro a noi, girare le braccia che chiedono all’altro di abbracciarci verso di noi, per abbracciarci noi, accettare seppur è doloroso che quel tipo di amore non l’abbiamo ricevuto, che è andata così, ma che questo può renderci persone più sensibili e attente a chi abbiamo accanto…

E nel darci noi ciò che ci è mancato, vibrando su quella frequenza di inclusione, accettazione e amore, attireremo chi saprà amarci… diversamente passeremo la vita tra i ruoli di vittima mendicante d’amore o carnefice in vendetta da amore mancato… d’altronde l’universo non avrebbe altri mezzi per farci risvegliare

Vi abbraccio

Maria

 

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