Si scappa per paura, per viltà o per punizione. Si ritorna per coraggio, malinconia o per restituire qualcosa che si era perso”.

Si scappa per paura…

accade quando ciò che ci arriva incontro è troppo forte, o troppo veloce nei tempi, o ci sembra troppo in termini di quantità, ad ogni modo temiamo di non essere in grado di starci, per cui il nostro sistema nervoso va in allarme e scappiamo. Poiché spesso non ne siamo consapevoli, ci attacchiamo a inezie, a presunti difetti dell’altro, a briciole di non senso pur di avere una scusa per scappare che non implichi ammettere che abbiamo paura, a volte è troppo doloroso ammetterlo, ci fa sentire piccoli, insicuri e incapaci… spulciamo alla ricerca di ciò che manca oscurando così tutto il buono che c’è, è uno dei giochi preferiti della mente egoica, farci trovare motivazioni sensate per scappare spostando l’asticella dei bisogni più in alto per sabotare il nostro presente

 Si scappa per viltà…

forse la viltà è figlia della paura, si scappa per non voler affrontare presunti pericoli, dolori, o più semplicemente fatiche, come fa il marito di una delle due protagoniste del libro della Rattaro, lasciando la moglie nel bel mezzo della lotta contro il cancro perché si è innamorato di un’altra

Si scappa per punizione…

“Non lo merito”, a volte questa vocina sottile si insinua dentro e ti fa credere che ciò che la vita ti ha portato tu non lo meriti, perché chi sei tu per avere tanto? E allora si scappa per avere di meno e confermare a sé stessi l’immagine di immeritevolezza che qualcuno, in qualche modo, ha contribuito a cucirci addosso. Chi sei tu per essere felice senza aver pagato prima il dazio della fatica, dello sforzo, del dolore? Così si insegna ai bambini, che la conquista della felicità è una strada in salita, impervia, non che la gioia è una qualità essenziale dell’anima, uno stato dell’essere, indipendente dagli accadimenti della vita. E allora ti autopunisci scappando

Ho visto uomini fuggire in maniera indecente (probabilmente è la stessa cosa al femminile), con un messaggio sul cellulare dopo aver proferito parole d’amore, con telefonate buttate lì a bruciapelo… o semplicemente sparendo dal giorno alla notte… uomini spaventati, vili e autosabotanti, incapaci di guardare in faccia la donna che sino a poco tempo prima dicevano di amare per ammettere la loro paura, la loro viltà, il loro volersi punire…

Le donne sentono dove è la verità, per questo non ammettono sconti

Si torna per coraggio…

quello di ammettere di essersi incasinati, essersi persi, essere umani, il coraggio di riprendere da dove si era interrotto fiduciosi che sia possibile ricomporre e fare di quella frattura un trampolino per evolvere insieme atterrando in luoghi nuovi, sconosciuti…

Si torna per malinconia…

te ne accorgi quando non c’è una vera messa in discussione, l’energia è la stessa di prima. La malinconia si appoggia sul senso di vuoto, di solitudine, forsanche di possesso. Se non è accompagnata dal desiderio di evolvere riporterà in breve nell’impasse di partenza

Si torna per restituire qualcosa che si era perso…

come l’amore, l’attenzione, la cura, l’esserci… si torna per restituire qualcosa che per qualche motivo era venuto meno, era stato offuscato, eppure dietro la coltre della crisi era ancora presente… il sole esiste anche se le nuvole lo offuscano, così l’amore. Sono le nostre resistenze a impedirci di sentirlo, ma non significa che non ci sia più e la distanza, il tempo, possono aiutarci a creare lo spazio giusto dentro di noi per fare chiarezza ritrovando la strada di casa

A fronte di chi sa soltanto fuggire, c’è chi è disposto a tutto pur di restare

… ad amarti anche se hai il cancro e sei pelata, come succede a Valeria, una delle due protagoniste del romanzo che trova in Fabrizio un uomo “le cui attenzioni avevano un peso specifico da metallo pesante, di quelli utili, con cui puoi costruire”

… ad amarti anche se fai scenate di gelosia, sei piena di paure e ti senti vulnerabile, non sei perfetta, fai casino, a volte sei scomoda, a volte rompi le palle

Uomini il cui amore non pone condizioni, ti prende così come sei

Uomini che non hanno paura di te, perché non hanno paura di sé, o anche se ce l’hanno sono disposti ad affrontarla

Uomini che possono assumersi responsabilità, perché essere liberi è imprescindibile da questo

Uomini che non hanno bisogno di punirsi, perché hanno fatto pace con sé stessi, o quantomeno ci stanno provando

Questi uomini esistono…

ti tendono una mano quando stai sprofondando, ti aspettano in silenzio mentre stai sclerando preda degli ormoni e del caos emotivo, uomini che sanno che una donna consapevole è capace di tirarsi fuori da sola dal casino, per questo non entrano in allarme, non si sostituiscono a te, ti affiancano

“So che eri in buone mani”, mi ha detto lui qualche giorno fa mentre ero in una tempesta emotiva. Ho risposto: “Sì, le mie”. “Esatto”, mi ha detto.

Uomini che hanno fiducia nelle tue capacità, ti aiutano a crescere e si lasciano aiutare da te a crescere…

quelli che non si lasciano abbagliare e confondere troppo dal primo strato di te, quello pregno delle resistenze di una vita, ma sono capaci di intravedere sotto, dietro e per questo sono

Uomini che restano

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