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Ci sono persone che abbiamo sfiorato per breve tempo, ma che hanno cambiato qualcosa di noi in maniera radicale. Le incontriamo, in un istante le perdiamo eppure ci rendono migliori, o peggiori. Passano, se ne vanno e hanno la capacità di metterci in braccio al nostro destino. E non è nemmeno la persona in sé, è la magia del momento in cui ci si allinea, come due ascensori che, anche se vanno in direzioni opposte, si trovano per un istante alla stessa altezza”.

Mi stupisce sempre la capacità che ha Fabio Volo di descrivere le emozioni e i processi umani con disarmante semplicità. E anche se la storia che racconta in “Quando tutto inizia”, quella di due amanti, non c’entra con la tua storia, le emozioni, i gesti, i pensieri, le parole con le quali dipinge la lacerazione del distacco risuonano con i distacchi che hai sperimentato tu in prima persona.

Mi ha tenuto sveglia ore questa notte, e leggere di notte è magico, perché entri nel senza tempo.

Tutto inizia quando accetti la fine.

 

Il Natale è un tempo complesso e difficile, credo sia per questo che già un mese prima inizia una sorta di affanno generale che poi diventa nevrosi nella settimana antecedente la vigilia. Tutti corrono, più di quanto già non corriamo solitamente, tutti sentono pressione per qualcosa, il lavoro da concludere, i regali da comprare, decidere con chi passarlo, da chi stare lontani… il caos interiore è riflesso in quello esteriore

Avevo 17 anni, ero contesa tra due ragazzi che erano entrambi innamorati follemente di me e io non sapevo con chi stare dei due. All’epoca, può sembrare preistorico, non esistevano i cellulari, o se esistevano li avevano in pochissimi, niente fb, niente chat, niente post continui per raccontare minuto per minuto cosa stai facendo incapaci come siamo oggi di contenere le nostre emozioni  e bisognosi di continua attenzione.

Si fronteggiarono a suon di corteggiamento all’ultimo sangue… e quando l’altra sera lo raccontavo ad un’amica, lei mi guardava stupita, con gli occhi luminosi e mi diceva “ma è bellissimo”…

Non ho mai conosciuto una sola persona che non abbia bisogno di sentirsi amata. A volte quando le persone mi parlano riesco a vedere dietro la loro immagine adulta quella del bambino e della bambina che potevano essere. Cambia il modo di percepirli. Mi accade soprattutto quando qualcuno mi parla ed è molto carico di emozioni pesanti, tipo rabbia o paura. Immaginare il bambino interiore dell’altro ridimensiona il fastidio che talvolta gli altri ci provocano. Se fosse un bambino ad essere arrabbiato o ad avere paura saremmo più indulgenti.

Qualche sera fa parlando con un’amica ironizzavamo sulle roccambolesche fughe degli uomini che avevamo incontrato nella nostra vita, e tra una battuta e l’altra emergevano le più varie situazioni: essere lasciate con un messaggio telefonico dopo che un paio di sere prima il lui in questione era con te in un letto proferendo parole d’amore, oppure sparire non facendosi più nè sentire nè vedere dopo che il lui in questione ti ha detto “con te mi sento veramente me stesso, con te è diverso”, ma l’oscar della fuga va alla frase “sei troppo per me, sono abituato ad essere trattato male” detta da un lui che non riesce a riconoscere la sua identità se non venendo trattato come uno zerbino.  Spesso le donne si struggono per uomini che non meritano tutta questa attenzione, per un tempo che, comunque sia, è sempre troppo a fronte di comportamenti che mancano di sensibilità e… palle!!!

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