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Ho scelto di scrivere questo pezzo dopo aver lasciato decantare per un po’ le tante emozioni che ho sentito mentre ero a Miasto. Miasto è una comunità per la crescita spirituale che si trova su un’incantevole collina vicino a Siena, in Toscana ed è il più grande centro di Osho in Italia. Osho è un maestro illuminato contemporaneo che ha dedicato la propria vita al risveglio della consapevolezza creando le Meditazioni attive e originali Terapie Meditative. Miasto offre molte possibilità: tanti gruppi della durata di pochi giorni, così come di più settimane, ciascuno dei quali si concentra su un tema diverso, e una volta all’anno il festival, in agosto, nel quale puoi sperimentare diversi tipi di meditazione, partecipare a danze ed eventi musicali. Ci sono tantissime meditazioni, ma 3 restano fisse e scandiscono momenti ben precisi della giornata: la Dynamic Meditation alle 7 di mattina, la kundalini Meditation alle 17 e l’Evening Meeting alle 18:45 che si conclude sempre guardando e ascoltando un discorso di Osho.

Per lungo tempo, e ancora oggi a volte mi accade, ho creduto che l’attesa fosse inutile, frustrante, talvolta insopportabile. Insomma quando senti un desiderio, magari anche molto intenso, e ci credi così tanto da sentire che è possibile realizzarlo vorresti che questo accadesse subito, o comunque il prima possibile. A chi non è successo? E invece, spesso e volentieri, la vita pare dirti “aspetta”.

Mi è capitato diverse volte, soprattutto in passato, di sentirmi ferma in un punto in attesa che il vento cambiasse e che la vita mi portasse ciò che desideravo a livello profondo e ovviamente non accadeva, e provavo rabbia, mi sentivo frustrata. Semplicemente ero caduta in una dolceamara illusione. Dolce perché è piacevole cullarsi nel sogno che un giorno il vento cambierà e tu avrai finalmente ciò che desideri, amara perché senza muovere un dito nulla accade e quando te ne accorgi il sogno si infrange.

Quando ho capito l’importanza di attivarsi ho iniziato a gettare semi, sentendomi orgogliosa, più sicura di me e soprattutto più libera, ma credevo bastasse questo per realizzare i propri desideri: darmi da fare, quanto più possibile! Lieve illusione. Qual è il passaggio successivo all’attivazione?

Un tempo credevo che il silenzio fosse vuoto e per non sentirlo lo riempivo con i suoni che facilmente potevo rinvenire accanto a me, canzoni alla radio, parole in televisione, discorsi di scarso se non nullo interesse, lamentazioni varie, vittimismo. Il silenzio mi aveva sempre spaventato, mi evocava solitudine e io non volevo starci.

Oggi è diverso, oggi tutto è cambiato. Oggi nel silenzio mi pongo in ascolto, raccolgo intuizioni e lascio spazio alla mia creatività. E’ stato solo passando attraverso i mille volti del mio silenzio che sono giunta sino a qui. Non è semplice, all’inizio, perché nessuno ti insegna a stare nel silenzio, mentre tutti sono occupatissimi a mostrarti come riempirlo.

Se però non guardi quei mille volti non puoi andare oltre e trovare i tuoi talenti, che proprio là si nascondono...

Mentre viaggio in macchina verso una nuova presentazione del mio romanzo e, in fondo, di me stessa, scorrendo campi verdi, con il sole che scalda la pelle, attraverso all’improvviso una nuvola di farfalle. Me ne trovo circondata e lentamente sento il cuore schiudersi.  Volano tutt’intorno a me, leggiadre. Hanno tutte lo stesso tenue colore giallo.

Aria di cambiamento. Di questo mi parlano le farfalle.

Vivono un giorno soltanto e per divenire così belle passano attraverso la difficoltà di trasformarsi da piccoli striscianti bruchi in esseri colorati e leggeri. Sento quest’aria di cambiamento permeare anche la mia pelle, proprio mentre mi accingo a portare un altro pezzo di nuovo nel conosciuto e so che sto aprendo le ali proprio laddove sono le mie radici.

L’assenza ti riconduce laddove più vibra l’anima. Rivedi quegli occhi, quelle mani, quella bocca che sono entrati così profondamente dentro di te da lasciare quel segno indelebile, che l’anima non dimentica.

Nell’assenza quell’impronta riprende forma, come se dal basso si ricostruisse quell’ immagine, proprio dalla radice, sino quasi a poterne sentire la consistenza.

Un’osmosi tra cuore e cuore che azzera le distanze, l’assenza, la mancanza

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