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Accade a volte che è troppo tardi, tardi per rimediare, tardi per andare oltre e ci si trova  a fare i conti con sé stessi, con i modi attraverso i quali abbiamo ferito altre persone e ci siamo preclusi una possibilità. Se non è mai tardi per crescere in consapevolezza, questo è certo, può però essere tardi per vivere quella possibilità che sempre si nasconde dietro ogni incontro, e cioè la possibilità di essere felici e di trovare una nuova parte di noi.

Nel corso del tempo ho compreso che se da un lato è vero che ogni relazione che finisce ti fa crescere, anche quando ne esci stanco, ferito, deluso, dall’altra parte se si osserva molto attentamente e molto sottilmente è possibile intravedere la possibilità, l’opportunità che l’Universo ti stava offrendo e che spesso rifiutiamo.

Due giorni fa chiacchieravo con un’amica e ripercorrevamo le strategie di comportamento messe in atto nelle relazioni per evitare quello che tutti temono: la profondità e l’intimità, che apre le porte alla gioia di stare in relazione. La profondità intesa come capacità di aprirsi all’altro, di mostrarsi interamente per ciò che si è, di rendersi vulnerabili. Quanti di noi se lo permettono? Ma è lì che nasce la vera intimità.

La vita che viviamo è come un film, un immenso show, un teatro dove ciascuno di noi, senza saperlo ha creato la sua sceneggiatura, ha scelto i suoi attori, si è dato una parte e recita. La scelta della sceneggiatura nasce da tutti i condizionamenti familiari e sociali che crescendo abbiamo appreso e che si sono radicati nella nostra memoria cellulare, condizionamenti che possiamo anche portarci dietro da generazioni precedenti. Per me oggi tutto questo è molto chiaro, ma ho avuto bisogno di molti anni per iniziare a vederlo, poi consapevolizzarlo, infine accettarlo.

Chi è completamente identificato nel suo film, ovvero nella sua schiera di condizionamenti, a questo punto mi starà dando della pazza, comprendo. Chi invece è già all'interno di un cammino di risveglio interiore, ovvero di risveglio dal film, si ritroverà.

Che cos'è il nostro film?

«Un Bene Culturale Immateriale», con queste parole l'Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) ha annunciato il 30 settembre 2009 l'inserimento del Tango Argentino nel Patrimonio dell'Umanità. La motivazione: «personifica sia la diversità culturale, sia il dialogo. Rappresenta l'essenza di una comunità e pertanto merita di essere salvaguardato».

Il Tango Argentino è una danza di coppia unica nel suo genere perché raggiunge una libertà espressiva inaccessibile ad altri balli di coppia. E’ danza d’improvvisazione e le sue potenzialità espressive sono amplissime. La postura del tango richiama la necessità di imparare a stare ciascuno sul suo asse, saldo sui propri piedi. Ognuno è responsabile del suo equilibrio, senza però perdere la connessione con l’altro attraverso l’abbraccio, e quindi l’attenzione alla relazione. Uno stare in asse dinamico che implica la disponibilità e necessità di ascoltare chi ci sta di fronte.

Il tango è, infatti, un ballo di relazione, basato su una comunicazione corporea, non verbale, per questo si dice che nel tango non si può mentire, perché il corpo non mente.

 

Mi sono chiesta tante volte, nella vita, quale fosse la chiave per essere felici. Tutti ce lo chiediamo e volta per volta ci diamo risposte diverse e di solito iniziano tutte così: “sarò felice quando avrò… questo o quello”, “sarò felice quando sarò… così o cola”. La felicità appare spesso come qualcosa da raggiungere, qualcosa di lontano, qualcosa per cui lottare, sforzarsi, faticare fino a ottenerla.

In dieci anni di cammino dentro di me ho pensato tante volte che fosse La volta, l’occasione per essere felice in maniera durevole… poi però non era mai veramente così, avanzavo, cambiavo, tanto in me e nella mia vita migliorava, ma mi sfuggiva sempre qualcosa, la chiave, il senso, quindi dopo dieci anni mi sono chiesta proprio poche settimane fa che cosa non stessi vedendo.

Qual è la chiave per essere felici?

 

E poi arriva il NO… quante volte avremmo voluto dirlo, quante volte ce l’avevamo sulla punta della lingua e l’abbiamo rimandato giù, quante volte sapevamo che era la cosa migliore per noi da dire, ma… semplicemente non usciva. Davanti a qualcuno che ci ha fatto sentire offesi, rifiutati, abbandonati, traditi… o anche solo non visti, non considerati… sapevamo che il NO era la scelta migliore, la coscienza l’aveva compreso, ma poi si insinuava quella paura di dirlo, paura di dire NO

No a come l’altro ci tratta, o non ci tratta

No a come l’altro ci parla, o non ci parla

No a come l’altro ci manipola o ci illude

Semplicemente NO… NO!

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