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Questa notte faticavo a dormire, tra caldo e pensieri. Mi sono svegliata presto e sono andata dritta verso il mio pc. Ho selezionato brani di musica che mi coprissero almeno 20 minuti, per la maggior parte energici, e mi sono messa a ballare e saltare. Una parte di me diceva: “sei pazza!? con questo caldo stramazzi”, le ho risposto “quando sarò stramazzata poi me ne occuperò, per ora IO VOGLIO STARE CON LA MIA ENERGIA VITALE”. E così ho fatto!

Sono tornata da poco più di una settimana dall'esperienza di Miasto, la comunità vicino Siena che porta avanti gli insegnamenti di Osho e mi manca terribilmente il livello di vibrazione energetica che ho respirato in quel luogo. Mi era già capitato di andare e poi avere questo effetto rimbalzo a pochi giorni dal rientro. A Miasto si balla tantissimo.

Ho dedicato 6 giorni della mia vita solo a me stessa, partecipando a un seminario che desideravo da anni “Learning love 1 - Imparare ad amare” guidato da Krishnananda e Amana Trobe (nella foto), due terapeuti che propongono un processo di apprendimento per imparare a vivere con amore, a partire dalla loro esperienza di coppia, che dura da 22 anni, e ispirandosi agli insegnamenti del loro maestro spirituale, Osho.

E’ più di un mese che cerco di scrivere questo pezzo e non ci riesco, per un motivo o per l’altro mi scivola via ogni volta, perdendosi nei meandri della mente, senza restare ancorato al cuore, dove so che le parole possono uscire con più forza. Fino a che, qualche sera fa, complice “You are not alone” di M. Jackson, l’ispirazione si è accesa.

Ci sono persone che entrano nelle nostre vite, vi sostano anche a lungo e quando ne escono, non rimane troppo rumore. Trovano una loro collocazione, nuova, dentro di noi. Penso che chi abbiamo amato, infatti, indipendentemente dall’epilogo, non se ne vada mai veramente da noi. L’impronta del nostro incontro e scambio resta come un tassello nel nostro percorso d’amore.

Poi ci sono persone che in realtà le nostre vite le sfiorano appena, se osserviamo tutto da un punto di vista puramente temporale. Eppure quando se ne vanno lasciano un tale rumore dentro che, per quanto si cerchi di metterlo a tacere, torna e ritorna, a volte anche con troppa insistenza, creandoci fastidio, rabbia, a volte anche dolore.

Allora, la mia domanda è: “Come ci si libera dai fantasmi d’amore?  Come ci si libera da quelle presenze interiori che impediscono di viversi il presente?”. Ma soprattutto, la domanda che mi sono posta, prima ancora, è stata: “Io voglio liberarmene?”

Quando smettiamo di sentirci liberi? In quale istante barattiamo la nostra libertà di vivere con la sicurezza di sbarre che ci limitano, ma insieme ci danno un confine che in superficie ci rasserena? Per poi passare il tempo a ricacciare in basso, come palloncini irriverenti, le emozioni scomode che tentano di affacciarsi nel nostro quotidiano tra un dovere e l’altro?

Quando abbiamo deciso che non ci meritiamo un Amore con la A maiuscola, un Lavoro che ci appartenga, nel quale l’impegno e la responsabilità siano equilibrati dalla passione e dal piacere di realizzare noi stessi?

Quando abbiamo scelto di chiuderci dentro dei confini, per la sensazione di non meritarci di più o, più ancora, di non essere in grado di darci di più?

“…eppure mi va di stare collegato, di vivere d’un fiato, distendermi sopra il burrone, di guardare giù, la vertigine non è paura di cadere, ma VOGLIA di VOLARE…”, così canta Jovanotti, e ieri sera le sue parole sono sfrecciate nella mia mente e mi sono vista esattamente su quel burrone pronta per spiccare uno dei voli più importanti della mia vita, quello verso il lavoro che voglio per me.

Mi sento lì, nuovamente sul burrone dei cambiamenti. Non è il primo della mia vita e non sarà l’ultimo, ma diciamo che ci sono voli di ricognizione nei quali infine torni alla base e voli in avanti più impegnativi che ti portano verso nuovi orizzonti che appena immagini e nuove sfide. QUESTO E' UNO DI QUEI VOLI. Per i quali ti servono anni di preparazione interiore, nei quali oscilli tra il “voglio vedere” e il “no meglio non sapere”, il “sì cambio” e il “no resto”, il “ho una paura fottuta” e il “ho una voglia pazzesca”. Anni nei quali soffri, fremi, speri, ti impegni, ti illudi, sogni, sopravvivi, vivi a tratti e nel ginepraio di emozioni che ti attraversano ti osservi, ascolti, guardi dentro non una, due, ma infinite volte, come se infine si potesse trovare la certezza che la scelta che stai facendo è quella giusta… anni di fatica e scoperta, o meglio riscoperta di te.

Poi capisci che non esiste certezza, perché questo tipo di VOLO richiede solo coraggio e apertura all’ignoto e alla vita, che ti chiama prepotentemente verso di sé. E’ il volo che ti disidentifica dall’idea che avevi di te... per abbracciate te!

 

Stamattina sono stata svegliata da una notizia, la morte improvvisa di una mia ex collega, sbalzata giù dal suo cavallo mentre portava avanti la sua grande passione.

Ho sentito salire il dolore, il senso di impotenza di fronte alla morte e insieme il senso di gratitudine per  l'incontro con una persona che ho sempre trovato positiva, rasserenante. Come una carrellata sono scorsi alcuni momenti condivisi insieme, il suo aiuto di statistico quando io, sociologa, tra numeri troppo complicati mi perdevo.

Ho pensato alla sensazione dell’esserci un attimo prima e non esserci un attimo dopo. Terrificante! La nostra finitezza di essere umani fatica a contenere questa sensazione.

Ho pensato a come questo possa accadere a chiunque, e al senso del morire e del vivere.

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