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Ogni tanto penso a questo contraddittorio e interessante strumento “umano” che è facebook… credo sia la mia parte di sociologa che ogni tanto si fa sentire e a cui piace comprendere i fenomeni sociali. Io uso facebook. Come tanti, dopo le prime resistenze iniziali, ormai risalenti a molti anni fa, mi sono “buttata nella mischia”… poi però non ho potuto fare a meno di osservarmi e di osservare… con curiosità, come faccio sempre. E oggi ho la mia idea.

Ho fatto diverse esperienza introspettive nella mia vita ed ognuna mi ha arricchito, alcune più profondamente di altre, ma ad ogni modo ognuna ha sempre perseguito lo stesso obiettivo, rivelarmi me stessa e riconnettermi sempre di più alla mia essenza.

Senza saperlo passiamo per lo più la vita vivendo alla periferia di noi stessi, dentro ruoli che ci hanno o ci siamo cuciti addosso per proteggerci dal mondo.

E poi accade…

Credevi fossero solo parole da manuali che insegnano l’amore e invece in un giorno così, qualunque, come tanti, ti accorgi che…

 

Forse tra le mani ho avuto una cosa troppo fragile, troppo preziosa, e non sono stato in grado di prendermene cura. Eppure eravamo partiti bene, c’era stato un momento in cui tutto era chiaro, tutto quello che volevo e che non volevo. Poi non so cosa sia successo, forse una distrazione, una paura, o peggio ancora una presunzione. All’improvviso tutto ha preso un’altra strada…

Dove ci siamo persi?”.

Pensiamo di avere sempre tempo. Anzi non pensiamo nemmeno al tempo, lo diamo per scontato. Questa sera ho guardato il film “Molto forte, incredibilmente vicino” (vedi foto), che racconta la storia di come Oskar cerca di superare la morte improvvisa del padre nell’attentato dell’11 settembre alle Torri gemelle. Da qui nasce la mia riflessione che condivido con voi.

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