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L'opposto dell'amore non è l'odio, ma è la paura. Quando ami ti espandi, quando hai paura ti ritiri.

Quando ami ti apri. Quando hai paura ti chiudi. Quando ami hai fiducia. Quando hai paura ti assalgono i dubbi” (Osho).

Le cose che più desideriamo nella vita, le più importanti, i grandi tesori che vorremmo raggiungere si nascondono proprio là, dietro le nostre paure. Conosco bene l'emozione della paura, e quello che ho compreso negli anni è che a volte, quando è troppo forte, oscura completamente ciò che vogliamo davvero, sino a pensare di non desiderarlo affatto. E' un gioco della mente e a ben guardarlo funziona... ma a nostro discapito.

Provate a dirlo ad alta voce, ora, mentre state leggendo. Chiudete un attimo gli occhi, immaginate di avere davanti una persona che amate molto e dite: “ho bisogno di te!”. Che effetto fa questa frase?

Lunedì, mentre facevo un’esperienza olistica che si chiama – Camminata verso il femminile – ad un certo punto ho visto una persona davanti a me, che amo molto. Il conduttore mi ha detto: “Prova a metterla davanti a te immaginariamente e a dire “ho bisogno di te!”. Mi sono fermata un attimo e una parte di me non ne voleva sapere di dire questa frase, ma l’ho detta, ad alta voce ed è stata molto liberatoria. E ho compreso quello che non avevo mai capito prima.

Vi ricordate la storia del leone Christian, adottato da Jhon ed Ace Bourke nel 1969 a Londra, mossi a compassione dal vederlo solo e chiuso in gabbia, in vendita da Harrods? Per 10 anni si presero cura di lui facendolo crescere nel prato della chiesa vicina, poi furono obbligati a reintegrarlo in Africa a causa della sua grandezza. Passò il tempo e si pensò che il leone avesse dimenticato i suoi due amici, poiché di nuovo a contatto con la sua natura selvaggia. Jhon ed Ace però decisero di tornare in Kenya, 35 anni dopo, per rivederlo. Gli spiegarono che sarebbe stato inutile il viaggio, perché il leone era ormai capo branco, adulto e raramente si avvicinava agli uomini, e anzi avrebbe persino potuto attaccarli, ma loro partirono ugualmente e quando arrivarono si misero ad osservare la riserva da lontano…

 

L’ispirazione per questo pezzo è nata stamattina mentre stavo cercando i brani di tango per le esibizioni di questa domenica. Ho pensato al Tango e a cosa rappresenti per me, ed è nato subito un parallelo con le grandi storie d’amore.

Sono sicuramente una Tanguera atipica, o almeno io mi sento tale. In otto anni di relazione con questo ballo ne ho conosciuto tanti risvolti, tante sfumature e attraversato molte fasi. E’ un po’ come nei grandi amori. All’inizio sembra tutto perfetto, lui (che sia il Tango o che sia un uomo/donna non cambia) ti da tutto quello di cui hai bisogno, ti senti nutrito da questa nuova presenza, non vuoi altro che “stare con” e il resto scompare.

Quest’estate volge al termine. Oggi stavo portando a Bologna il grosso delle valigie e ho sentito che sorgeva dentro di me il bilancio di come è andata la mia estate. Mi porto a casa molto più di quello che mi sarei aspettata. Molto di più! E ho voglia di condividere alcune considerazioni con voi.

La prima cosa che ho imparato è a lasciarmi stupire dall’Universo, da quel qualcosa di più grande di noi, di cui siamo parte. Per quanti piani ci facciamo, per quanto cerchiamo di controllare tutto, se molliamo e permettiamo all’Universo di fare anche per noi, Lui ci porta esattamente laddove volevamo essere. Siamo noi a incaponirci nel voler far andare le cose in un certo modo e cerchiamo risposte e soluzioni tra quelle che la nostra mente intravede, ma spesso la strada non è nemmeno nei nostri pensieri. Lasciamo fare all’Universo! Chiediamo intensamente, con fiducia, ma poi affidiamoci.

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