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Ricordate la scena finale del film Braveheart? Io non l’ho mai dimenticata. Un affascinante Mel Gibson, che interpretava il personaggio di William Wallace, invece di chiedere pietà e avere salva la vita, sceglie di morire urlando LIBERTA’. Ogni volta che penso alla parola libertà mi torna in mente quella scena.

Ieri sera mentre insegnavo tango con Vanes abbiamo proposto agli allievi di cercare una maggiore libertà nel ballare tango, permettendosi di osare anche brevi inversioni di ruolo nella coppia, ovvero lasciare anche alla donna la possibilità di diventare parte attiva del tango, proponendo essa stessa all’uomo. Sguardi attoniti!

Dieci giorni fa mentre tenevo il gruppo di Tango Olistico ho proposto a chi era nella parte attiva e stava guidando, di farlo pensando solo a se stesso e al proprio piacere, libero dal resto. Silenzio!

Abbiamo tutti bisogno di sentirci liberi, ma quando qualcuno ci offre lo spazio per incontrare la nostra libertà di espressione il primo istinto è bloccarci… e ora cosa faccio?

Sei libero!

Prova ad ascoltare la primissima sensazione che ti da leggere quelle due parole.

Sono anni che rifletto sulle parole egoismo e sul suo apparente opposto altruismo.

Wikipedia descrive così la parola egoismo: “Per egoismo si intende un insieme di atteggiamenti e comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata, al conseguimento dell'interesse del soggetto che ne è autore, il quale persegue i suoi fini anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo (questa è già un'accezione peggiorativa dell'egoismo). La radice del termine è la parola latina ego, che significa io. Il comportamento opposto all'egoismo è l'altruismo”.

Cosa significa davvero essere egoisti?

Negli ultimi anni diverse persone mi hanno dato dell’egoista, per il semplice fatto che mi occupo prima di me e a seguire degli altri. Un tempo invece funzionavo all’opposto, ovvero mi dedicavo agli altri e poi a me, ma stavo male.

Quindi significa che un tempo ero altruista e poi sono diventata egoista?

Credo proprio di no, anzi, io sento che è il contrario. Confondiamo quello che si nasconde dietro le due accezioni.

Dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto di non essere abbastanza!”.

Ieri mi sono imbattuta in questa dolcissima frase di Alda Merini, artista della parola e poetessa dell’anima. Mi ha colpito arrivando dritta al cuore.

Quante volte pensiamo di non essere abbastanza?

C’è una sorta di compassione amorevole verso se stessi in questa frase della Merini, assomiglia ad una carezza fatta sulla propria guancia e trasforma l’insicurezza e il giudizio in amore.

Siamo educati per lo più a dimostrare di dover essere qualcuno, raggiungere qualcosa, ottenere risultati, solo così siamo meritevoli di... amore, riconoscimento, apprezzamento. Da qui la sensazione d’inadeguatezza che spesso pervade l’animo umano e si trasforma in mancanza di accettazione di sé e sfiducia.

Chi mai saprà quello che mi è capitato qui?” è la scritta ritrovata su una pietra anonima, realizzata con un chiodo da un prigioniero di Aushwitz. Il 27 gennaio 1945, esattamente 70 anni fa, le truppe sovietiche, nell’ambito dell’offensiva verso Berlino, arrivano nella cittadina polacca di Auschwitz e scoprono un campo di concentramento. Aprendone i cancelli, sui quali svetta beffarda la scritta “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi), rivelano al mondo il genocidio nazista, perpetrato dalla Germania e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d'Europa.

IO NON DIMENTICO!

Non è soltanto il mio pensiero, che in questa giornata vola quasi come una risposta, seppur piccola, a quel prigioniero e alle 15 milioni di vittime dell’Olocausto. “IO NON DIMENTICO” è il titolo della CAMPAGNA promossa dall’Associazione “UN PONTE PER ANNE FRANK”, in occasione della giornata della memoria, che si celebra il 27 gennaio.

Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino

Ho letto “Và dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro nel 1995. Avevo 16 anni, ero un'adolescente in cerca di risposte e sognavo il grande amore. Pochi giorni fa mi è tornato alla mente questo romanzo, l'ho tirato fuori dalla libreria e scorrendolo ho ritrovato le mie sottolineature a matita di ragazzina. Nel romanzo la Tamaro parla del sentimento dell'amore.

Alexander Lowen, nel suo “Amore, sesso e cuore”, spiega così cosa accade nell'innamoramento: il cuore si apre improvvisamente e completamente a una persona. E' una sensazione fortissima, che non tutti riescono a provare nella vita, ma tutti abbiamo conosciuto il paradiso e l'abbiamo perso, quel paradiso dove tutti i bisogni erano appagati, dove non era necessario sforzarsi o lottare.

Che cos'era quel paradiso? Il ventre materno.

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