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Mentre viaggio in macchina verso una nuova presentazione del mio romanzo e, in fondo, di me stessa, scorrendo campi verdi, con il sole che scalda la pelle, attraverso all’improvviso una nuvola di farfalle. Me ne trovo circondata e lentamente sento il cuore schiudersi.  Volano tutt’intorno a me, leggiadre. Hanno tutte lo stesso tenue colore giallo.

Aria di cambiamento. Di questo mi parlano le farfalle.

Vivono un giorno soltanto e per divenire così belle passano attraverso la difficoltà di trasformarsi da piccoli striscianti bruchi in esseri colorati e leggeri. Sento quest’aria di cambiamento permeare anche la mia pelle, proprio mentre mi accingo a portare un altro pezzo di nuovo nel conosciuto e so che sto aprendo le ali proprio laddove sono le mie radici.

L’assenza ti riconduce laddove più vibra l’anima. Rivedi quegli occhi, quelle mani, quella bocca che sono entrati così profondamente dentro di te da lasciare quel segno indelebile, che l’anima non dimentica.

Nell’assenza quell’impronta riprende forma, come se dal basso si ricostruisse quell’ immagine, proprio dalla radice, sino quasi a poterne sentire la consistenza.

Un’osmosi tra cuore e cuore che azzera le distanze, l’assenza, la mancanza

Di ritorno da un weekend su una piccola incantevole isola dove il Tango non è approdato e tutti vivono tranquillamente senza, rifletto sul senso di questo ballo. Non mi è mancato, neanche una frazione di secondo, anzi a dirla tutta nemmeno l’ho pensato. Eppure lo amo, ne ho fatto il perno di svolta del mio romanzo perché credo nella sua forza intrinseca sotto più profili, lo ballo, lo insegno… perché allora non ha sfiorato il mio pensiero nemmeno un attimo? Certo, sono stata via solo pochi giorni, mi sono detta, ma in altre occasioni comunque balenava tra i miei pensieri. Perché questa volta no?

Partire. Andare verso. Andare incontro.

Rifletto su questa parola mentre mi accingo a partire per un viaggio apparentemente piccolo, ma che so, dentro, quanto sia importante per me.

Mentre il treno corre all’imbrunire e lambisce prati verdi, profili di colline, penso al senso del partire, dell’andare, del percorso e mi chiedo: esiste davvero il ritorno? O forse la vita può diventare un’eterna partenza?

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