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Cercate su youtube la canzone di Elisa “L'Anima vola” e regalatevi due minuti per ascoltare le sue parole. Io l'ho fatto e mi ha rapito. La delicatezza e la determinazione della voce di Elisa mi hanno condotto nel viaggio dell'anima quando un incontro a due la riaccende. Mi sembrava prendesse forma davanti a me, elevandosi di fronte ad uno sguardo capace di giungere al cuore, capace di riconoscerla tra mille altri sguardi e di portarla con sé ovunque.

L'ho immaginata prendere il volo quando un bacio la rimette in moto come se una folata di vento venisse a scomporre l'esistente. L'ho vista sedersi dentro la propria pelle, delicata come seta eppur solida come le radici di un albero, per poi alzarsi ed avvicinarsi sicura a chi veramente desidera.

Un'anima forte, che sa stare sola, quando ti cerca è soltanto perché lì ti vuole ancora. Un'anima forte, che non ha paura, quando ti cerca è soltanto perché lì ti vuole ancora”.

Ieri sera, finalmente, sono riuscita a rivedere la fine del film “Mangia, Prega, Ama” che avevo iniziato qualche sera fa.

Tutti vogliamo che le cose restino uguali, accettiamo di vivere nell’infelicità perché abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi a essere se stesso e mi sono sentita rassicurata. Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è, e la sola vera trappola è restare attaccati ad ogni cosa. Le rovine sono un dono. La distruzione è la via per la trasformazione”.

Ieri sera, poco prima di uscire per andare in milonga a ballare tango, mi sono imbattuta in un articolo di Chiara Gamberale, giovane scrittrice. Raccontava di come si fosse a sua volta imbattuta in un film “Mangia, prega, ama”, poco prima dell’estate e citava questa frase: “Se sei veramente intenzionata a considerare tutto quello che ti capita come un indizio, se accetti tutti quelli che incontri strada facendo come insegnanti, e se sei preparata soprattutto ad affrontare e perdonare alcune realtà di te stessa veramente scomode, la verità non ti sarà preclusa”. Così, diceva Chiara, recita alla fine del film la voce di Julia Roberts, fuori campo, mentre il suo personaggio s’imbarca per quella che pare davvero somigliare a una specie di felicità.

 

Ricordo un film meraviglioso, “Chocolat”, nel quale un’affascinante Juliette Binoche arrivava in un piccolo paese, Lansquenet, e attraverso la sua cioccolateria portava l’esperienza del piacere a persone abituate a stare dentro i confini angusti delle loro vite rigide, compassate e definite a priori. E cambiava luogo, cambiava meta, passato un po’ di tempo, per seminare nuovo piacere in un nuovo luogo che avesse bisogno di lei, senza mai piantare radici. E lo faceva nel momento in cui il vento cambiava, spirava in maniera diversa.

Ricordo un discorso di Osho, che ho ascoltato quest’estate, nel quale raccontava che tutti i giorni era solito camminare, fare una lunga passeggiata. Quando gli chiesero “ma dove vai tutti i giorni?”, lui rispose “non vado sempre in uno stesso luogo, cambio direzione ogni volta, vado dove sento spirare il vento. Se in quella strada soffia il vento, allora, è una buona strada”.

Quante volte nella vita ci troviamo di fronte a dei bivi, che a volte assumono i contorni di incroci caotici a più strade, e ci sentiamo confusi. Dove andare? Che strada prendere?

Quanti tipi di uomini conosco?”. Ho ripetuto non so quante volte questa frase, ieri sera, mentre imparavo il copione per lo spettacolo “Les Femmes de Tango” che sto realizzando insieme alla compagnia StreeTango di Bologna. Mentre studiavo la scena, insieme ad un’amica, e ripetevamo rincorrendoci una sopra l’altra il brano proposto dal regista, senza accorgermene stavo lasciando entrare questa domanda dentro di me, profondamente.

C’è quello bravo, attento, presente, almeno all’inizio… E quell’altro, fin dall’inizio, indaffarato, egocentrico, distratto, sfuggente… Tu chi sei? O forse dovrei dire, come sei?”.

Stamattina, appena sveglia, questa frase risuonava ancora nella testa e ho pensato agli uomini, e più in particolare a quelli che ho incontrato nella mia vita. “Quanti tipi di uomini conosco?”.

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